We all need a place to call home.

A 33 anni, per la prima volta in vita mia, cerco casa. E ciò già di per sè è strano, ma ho sempre vissuto a casa con i miei, o da mia sorella in Inghilterra o a casa di mio marito (che allora non lo era). Ora viviamo in una casa, che ho visto crescere da quando era solo un progetto in comune da erigere in un campo di mais. Quindi sono bravissima a decidere dove mettere i muri di una casa, ma lo sono decisamente meno a trovare per me una casa già fatta. Da qualcun altro.

Ad oggi posso tranquillamente affermare di aver visto, almeno una foto di tutte le case ed appartamenti in affitto ad Ann Arbor e nelle 50 miglia che la circondano. E niente è come mi aspettassi.

Innanzi tutto parliamo delle cucine. Cucine enormi, con frigoriferi grossi come il mio armadio a tre ante, isole cottura grandi come catamarani, piastre ad induzione, elettriche e a gas, forno tradizionale, a micro onde ed a nano tecnologie. Tutto quello che puoi immaginarti, in un elegante cornice Sud Tirolese. E giuro che non sto esagerando. Ora io mi domando e dico, vabbè che siamo al confine col Canada, ma una cucina un cicinin moderna, no? L’America non è la patria dello streamline, per dirne una? Un po’ d’acciaio, un po’ di colore che non sia il rovere d’antan? Anche bianche, andrebbero bene. Ed invece no. Cucine enormi, completamente in legno massello, con ante pesanti come paracarri e un pugno in un occhio che te lo raccomando.

Poi ci sono i basement. Che tu affitti un appartamento al quinto piano (niente grattacieli ad Ann Arbor) o una villetta da 500$ al mese, ti becchi di default l’angusto scantinato. E io, che son venuta su a pane e film ammerigani, lo so cosa succede nei basement. Avete visto Il Silenzio degli Innocenti? Ladykillers? Nightmare 2? No no e poi no. Io non voglio nessun basement. Che serve solo ad essere tagliata a pezzi ed infilata nella caldaia. O in alternativa uccisa e messa nel congelatore.

Le case son tutte enormi, ed hanno quest’aspetto precario anche se hanno a dir tanto dieci anni. E poi hanno la piscina. Perché in un posto dove in una notte nevica anche un metro, la piscina è fondamentale. E la moquette. Letteralmente ovunque. Lì nel paese dei larici e degli aceri, non è che ne possono tagliare un po’ per farci i pavimenti? No no. La moquette piace. E che sia color crema, mi raccomando, se no le macchie potrebbero confondersi. È anche vero che parquettare stanzoni di 13 metri per 15 diventerebbe impegnativo. In ogni casa c’è si rispetti c’è una laundry room, una family room (non chiedete, non so), una play room, una decina di bed room e un mezzo bagno. Che non ho ancora capito cosa gli manchi, per diventare una bagno intero. La tazza? La vasca da bagno? La porta per chiuderlo?

In ogni caso sto imparando, sondando, cercando e catalogando. E fin ora non ho ancora trovato la casa dei miei sogni, manco lontanissimamente, ma in god we trust.

OT: a scrivere questo post mi ci sono voluti qualcosa come 15 giorni. Ecco la vostra risposa alla domanda: “Allora, com’è fare la mamma a tempo pieno?”. Decisamente meglio lavorare. De-ci-sa-men-te.

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