My mom says I’m a catch. I’m popular.

Oggi é il giorno degli incastri. Un San Valentino alla Tetris. Devo incastrare i voli aerei, con le esigenze di mia mamma (che si occuperá di mio figlio quando noi saremo in Michigan a sistemare un po’ di cose), incastrare la ragazza che verrá a darle una mano, con i suoi esami, incastrare la data della partenza, con quella dell’arrivo del letto del Sauro negli States, e anche cosí facendo, troveremo a farlo dormire per terra, secondo me. Che nel lettone non ha mai dormito un giorno in vita sua e non credo abbia voglia di iniziare adesso. Poi incastrare le visite, per la settimana che passeremo negli States. Le visite alle case, agli asili, ai supermercati. Le cene col futuro capo di mio marito (yuu-huu) e i giri randomici per decidere dov’é meglio stare. Come se ci illudessimo di capirlo in una settimana…

Questa mattina é venuto l’uomo dei traslochi. Ovvero colui che si occuperá di portare i mostri calzini da qui al Michigan. Io gli ho fatto fare un giro della casa, detto un po’ all improvvisata cosa vorremmo e cosa no portare (ebbene si ho aggiunto anche le biciclette. Che visto che non le usiamo qui, perché non portarcele a 6000 km di distanza?). Lui ha annotato tutto su un block notes ed ha decretato che ci serviranno circa 30 metri cubi. Tutto questo in meno di 10 minuti. Non so se abbia tirato a caso o se avesse il potere di vedere dentro gli armadi, ma sembrava piuttosto convinto di quel che diceva. Mi ha fatto vedere tutti i materiali con cui le mie cose verranno imballate, mi ha spiegato di tempi, modi e sdoganamenti. E mi ha anche detto la cosa piú bella: gli scatoloni verranno imballati e sballati DA LORO. Io devo solo dire cosa va dove, al resto ci pensano loro. Solo una cosa. Sto decidendo come e cosa imballare nella mia vita, senza aver ancora visto dove trascorreró i prossimi (minimo) due anni, né che mio marito abbia firmato alcun contratto. Qui stan mettendo il carro davanti ai buoi. Quindi spero che il Michigan sia un gran bel posto, se no poi par brutto dire che abbiamo cambiato idea…

L’ultimo incastro prevede la scelta degli asili. Cosa di cui dovrebbero occuparsi Ernesto e Giovanotto ma avendo io un po’ di manie di controllo (si dice che sono organizzata…), sto giá contattando le scuole per conto mio. Dopotutto mancano due settimane alla mia visita e nessuno mi ha ancora scritto per chiedermi niente a riguardo. Gli asili nidi americani sono diversi dai nostri. Ne esistono di tutti i tipi: per razza (cinesi, ebrei, afroamricani…), per religione (battista, mormona, hamish…), per abitudini alimentari (vegetariano, vegano, naturista…). I nidi e basta sono molto pochi e siccome io non avrei intenzione di ghettizzare a priori e mandare il Sauro nell’asilo italoamerigano, dove mi diventa come Paulie di Jersey Shore, la scelta si restringe. Il mio preferito era questo: http://www.redbellpreschool.com/ (guardate il video lí sulla destra, vi prego)

Adesso voi ditemi come si fa a non amare un nido che si presenta cosí? Con quella giusta dose di patina americana che mi farebbe credere in qualsiasi cosa (ebbene si, sono influenzabilissima da un bell’uomo in maniche di camicia che parla come se ci credesse). Peccato che prendano i bambini solo dai due anni e mezzo. E potty trained. Ovvero senza pannolino. E vista la nota intraprendenza del Sauro (che finalmente, a 17 mesi, ha deciso di camminare), missá che non ci sará speranza fino ai 5…

 

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