There’s the moon asking to stay.

Grazie al cielo l’iPad ha cancellato tutta una serie di cose che avevo scritto. Cose strappalacrime e piene di dubbi o certezze che sarebbe andato tutto male.
Non rinnego niente ma effettivamente ammetto di essere stata un po’ troppo la regina del dramma.
L’impatto nell’arrivare qui è forte e decisamente io non ero preparata. Per me l’America era NY, Las Vegas o Santa Monica. Grattacieli e sole e mare e vacanze. Qui no. Qui vieni accolto da miglia e miglia di autostrade a 6 corsie, nel mezzo della natura morta e beige dell’inverno. I laghetti sono ghiacciati e soprattutto non c’è la gente. Questa è stata la cosa che più mi ha preoccupato. Non c’è gente in giro. Nessuno passeggia, porta a spasso il cane, spinge un passeggino. I centri città sono formati da una via e 10 negozi per lato. Esistono solo piccoli agglomerati di casette di mattoni, con 20 negozi tutti vicini. Di cui 10 sono fast food o caffetterie. Qui è tutto cibo-centrico, o caffè-centrico, non prendere 10kg sarà difficile. O forse no perché dopo un po’ tutta questa offerta inizia a disgustarti. Da quando sono qui non ho ancora finito un solo piatto, la quantità di cibo che ti propongono è pazzesca e se non finisci tutti ti chiedono se vuoi un pacchetto da portare a casa.

Per i passati due giorni abbiamo cercato casa, con Larry, il nostro contatto qui, che detto così suona tanto FBI, ma alla fine è un signore tanto carino che cerca di barcamenarsi tra le nostre stupide richieste europee e i nostri standard, altissimi per loro. Abbiamo visto qualcosa come 10 case e su questo devo trovare il tempo di scrivere qualcosa a parte. Di queste solo una sarebbe potuta andare vagamente bene, in un quartiere anni 50, ovviamente ricostruito ex novo. Sembrava di stare in Happy Days, ma purtroppo non aveva il giardino.
I basement visti dal vero sono ancora più spaventosi, ve lo assicuro.

Poi ieri sera, quando avevo finalmente trovato il coraggio di dire ad Erre che io qui non ci sarei mai e poi mai voluta vivere, qualcosa è cambiato. Siamo andati a vedere la casa di un suo collega, che sarebbe libera da aprile e l’ho trovata adorabile, con un giardino gigante. Finalmente un posto dove avrei potuto vivere. Dopo siamo andati ad una festa del futuro ufficio di Erre e ho parlato con persone che hanno vissuto la mia stessa esperienza. Mi han raccontato di mogli in lacrime e di difficoltà ad ambientarsi. Poi però nessuno di loro è tornato indietro, neanche dopo i due anni di contratto. (cosa che no, io non intendo fare, ma vorrà pur dire qualcosa no?)

Oggi sarebbe il nostro day off ma Erre è in ufficio. Io guardo Ellen, leggo Usa Today e cerco di non pensare a quanto mi manchi il Sauro.
Sarà una sfida, sará dura e sono sicura che me ne pentirò altre cento volte.
Ma ho voglia di provarci davvero, cogliere quest’opportunità che è proprio qui davanti ai miei occhi. Ho voglia di crescere e di imparare ad essere migliore. Perché mi rendo conto di quanto io sia provinciale, alla fine di tutto.
Penso che darò a mio figlio una grande opportunità. E un meraviglioso sistema scolastico, non tanto per l’educazione in sè quanto per le infrastrutture.

Vado a fare shopping ed a cercare letti king size. Take care.

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One thought on “There’s the moon asking to stay.

  1. Mister Erre is back! io cmq dico che cor cazzo tra 2 anni tornate. qui lo scrivo, che resti in eterna testimonianza. chi torna è pirla!

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