I bambini dell’asilo stanno facendo casino.

Sono da Starbucks, nel centro (ah ah.) di Plymouth, what a cliché. Peró bevo thè, che bevessi tutto il caffè che bevono gli americani non dormirei proprio più. Avete mai preso il thè da Starbucks? Probabilmente no se non siete delle mammolette come me, comunque hanno le bustine prese direttamente dalla NASA, sono pazzesche. E il chai tea è meglio di qualsiasi cosa possa offrire Tiger. Peccato che venga servito a 200 gradi. Probabilmente perché fuori ce ne sono 2. Credo di aver scelto la stagione peggiore per visitare il paese. Tutti quelli con cui parlo mi dicono: Vedrai quando arriva il caldo… Il fatto è che in Italia sta iniziando la primavera, e qui nevica.
E la ragazza nel tavolo davanti a me sta raccontando che vuole andare a vivere in Italia, per imparare la lingua. I casi della vita.

Qui sono le 10. Io son sveglia da qualcosa come 4 ore ed ho già visitato due asili. Sono partita alle 8, in mezzo ad una bufera di ghiaccio, in macchina da sola. Ero un po’ preoccupata ma effettivamente dopo aver guidato in Italia, qui non poteva essere peggio. Qui è tutto facile, fin tanto che vai piano e guardi dove vai. Non ci sono altre regole, si può persino girare a destra col semaforo rosso, se non arriva nessuno.
L’unico problema è che senza satellitare sarei completamente persa. Le strade si somigliano tutte. Ho pensato un paio di volte: bene, questa strada ha sei corsie, dev’essere la principale e poi aver girato ed essermi ritrovata in un’altra magnifica strada a sei corsie. Nel mezzo di laghetti, boschi, gruppi di case dalle pareti di legno dipinto (molto caratteristiche, ma assolutamente non coibentate e piene di muffa), Starbucks, Macdonalds e Chiplote. Un paio di volte ho anche pensato di prendere qualche punto di riferimento, ma no. Troppe cose tutte uguali, troppo vicino. E un sacco di scoiattoli schiacciati. Qui gli scoiattoli sono come da noi i piccioni, tanti e affamati.
Quindi mi affido al navigatore. E non all’istinto, che solo per arrivare qui sono passata da tre Main Street (nord, west e drive).

Ma passiamo agli asili. Essendo che nessuna persona che conosciamo qui ha bambini ho dovuto arrangiarmi un po’ come potevo, con Google e le sue mappe (che riassume un po’ la mia vita, ora come ora…). Ne ho scelti 3, basandomi solo sulla posizione sulla cartina. Il primo sarebbe perfetto, è a 300 metri dal lavoro di Erre e c’è pure lo sconto aziendale (per loro e per gli impiegati della fabbrica di dildi di gomma che gli sta di fronte, presumo, ma questa è un’altra storia). La persona che mi ha portato in giro mi è sembrata adorabile, anche se dopo aver conosciuto le maestre dei nidi della mia città mi sarebbe sembrata adorabile anche la moglie di Lucifero. Le classi sono divise principalmente in base all’età e alle capacità personali (quindi il Sauro stará nella prima classe fino a quattro anni, diciamocelo!), le maestre sono adorabili, le classi super attrezzate con piccole sedie, bauli dei travestimenti o spazi per colorare. Le maestre portano fuori i bambini idealmente due volte al giorno, anche con la neve (siamo in Michigan d’altronde). E la cosa migliore é che i bambini, tutti quanti, mi son sembrati felici. Niente lacrime, niente mocci, niente puzza di cacca, che ci sarà sono sicura, ma ben mascherata.
Il secondo asilo invece non è stata una gran bella esperienza. Sarà stato il quartiere, sarà stata la frequentazione (perché non è facile non essere snob quando si parla di tuo figlio) o il peso specifico delle maestre. Che se per caso una si inciampa in una sediolina, mi ritrovo una sottiletta non un figlio. O forse il terribile accento della responsabile, di cui ho capito più o meno 1/3 dei discorsi.
Per ora il dildo baby parking vince. Vado a vedere il terzo.

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