Rock and roll send us insane, I hope some day that we’ll meet again.

Sono una di quelle persone che han bisogno del “conforto delle cose”. E ne sono ben conscia, non credete, non faccio finta di essere una di quelle minimal che partono per un weekend lungo col trolley da cabina aerea. Uno dei miei timori maggiori sarebbe stato trovare un fidanzato motociclista: “Andiamo al mare, cara. Ecco i tuoi 15 cm x 20 di bauletto in cui puoi stipare un paio di mutande e un costume da bagno”. O backpacker, con essenziale zaino in spalla, vacanza in tenda canadese e doccia nel fiume. Senza balsamo. A riscoprire la vera essenza della natura, roba che, tra l’altro, chi poco poco si fa due lire, rifugge come la peste e si sposta dove c’è benessere, acqua corrente, materassi e balsamo.
Il problema maggiore del conforto delle cose, dicevamo, se si bypassa quello effettivo di rendere casa propria, in 6 anni che la si abita, stipata di roba come Versailles ai tempi d’oro, è quello che queste cose ce lesi deve portare in giro, in vacanza così come in Michigan. E quando agli oggetti di conforto miei, iniziano ad aggiungersi quelli necessari del Sauro, la cosa inizia a farsi impegnativa.
Partiamo tra 3 giorni e abbiamo in previsione tre valigie da 23 kg, il trunky del Sauro, la mia borsa a mano, lo zaino di Erre con computers e documenti, e il passeggino. Roba che secondo me dal rullo valigie alla macchina a noleggio (diversi tapis roulant e un pulmino dopo) ci mettiamo sei giri. Per fortuna che il dott. Layton mi ha insegnato come passare il fiume con un gatto e due cani che non possono mai star soli insieme! (se non l’avete capita vuol solo dire che non siete nerd abbastanza, gioitene!)
Comunque ieri si è rotto il mio oggetto di conforto massimo, un logoro braccialetto di fettuccia verde che avevo dalle scorse vacanze estive in Portogallo. Vacanze disastrose tra l’altro, nelle quali il Sauro è stato super ammalato, praticamente per l’unica settimana della mia vita, in 19 mesi. Peró era diventato parte di me, e alla vigilia della partenza, proprio il giorno in cui ho salutato tutti i miei amici più cari (ma la parte dei saluti merita un post tutto suo), si è rotto. Maya e Nostradamus non potete nulla contro la forza dei miei ammennicoli personali, sappiatelo.

In tutto ciò, peró sto diventando brava (di necessità, virtù) a sostituire gli oggetti con le canzoni, che fa figo e occupa poco spazio. Peccato solo che ad eventi specifici belli il fato abbia abbinato canzoni imbarazzantissime che mai verranno a voi rivelate, neanche se torturate il mio iPod!
La canzone della partenza, con tutte le piccole/grandi sensazioni che si porta dietro, è Goodbye Kiss dei Kashabian. Ascoltatela mercoledì, verso le 10,30, e pensatemi un po’. Starò finalmente partendo per la grande avventura.

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