You’re black, white, beige, chola descent. You’re lebanese, you’re orient.

20121107-174754.jpg

Non so perché sia partita dall’italia senza fare la ceretta. E quindi mi sia trovata, dopo poco, travolta dal caldo col pratico pantalone lungo nascondi magagne. In effetti un po’lo so… Non riuscivo ad immaginare la mia vita dopo quel volo aereo Parigi/Detroit, ma sapevo che tutto sarebbe stato piú figo. E all 99% lo é. O meglio piú comodo. Questo é il paese del pollo senz’ossa, del bancomat drive through, delle scale mobili per fare 6 metri, del ti prendo l’immondizia a domicilio, ti spedisco la posta dalla tua buca delle lettere, ti imbusto la spesa e te la metto nel carrello. Qui nessuno cammina per andare da A a B, ma in compenso si bardano come super atleti per fare il salutare giro di marcietta intorno al compound.

Comunque, torniamo ai miei peli superflui, che erano lí che proliferavano allegramente sotto i jeans a 30 gradi e del come, l’unico giorno utile per toglierli (non dovevano esserci incombenze piú importanti e Erre doveva essere a casa dal lavoro, circostanze astrali altamente improbabili quindi) fu la domenica. I posti che avevo visto o mi avevano consigliato erano chiusi o troppo lontani. Ma il buon vecchio Google m’é venuto in aiuto anche questa volta, mi é bastato digitare wax legs Livonia e mi si é aperto un mondo di beauty shop, spa, laser hair remover e cliniche di chirurgia plastica. Poi finalmente ne ho trovato uno aperto la domenica, ad una 20 di minuti di viaggio (distanza ragionevolissima qui) che non faceva pagare la ceretta alle ascelle 30 $ (che razza di peli devi avere sotto le ascelle per 30 dollari?!?). E quello fu.

Arrivando giá ero un po’ preoccupata perché il posto era attacato all’asilo delle maestre sovrappeso menzionate qui, quindi non proprio in un quartiere di lusso. L’ingresso era una piccola porta a vetri, schiacciata tra un kebab e un gigantesco ristorante cinese low cost, sulla vetrina campeggiava un cartello scritto a mano Take your shoes off, please. Entro, mi tolgo le scarpe, ringrazio Dio di essermi infilata le calze prima di uscire e mi siedo su una delle consunte poltrone che ci sono in questa specie di salottino arabo polveroso. Arriva una ragazza col chador e mi chiede se sono lí per wax o laser, quindi mi dice che a breve mi fará accomodare. Il posto é bizzarro, un mix tra la stanza con le tende rosse del nano di Twin Peaks e una cashba marocchina. Dopo 10 minuti che passo a leggere un articolo sull’avversione per la cucina di Angelina Jolie, la ragazza torna e mi dice che ci sará un po’ da aspettare ma se voglio posso avere un massaggio nell’attesa, non capisco se gratis o a pagamento. Anche se presumo gratis visto che qui, il customer service é qualcosa di impensabile per noi; ieri per esempio, per essermi fatta fregare il frappuccino da Starbucks da un’altra ragazza, ho ricevuto un buono per un drink gratis. Senza asterischi, postille o limiti di tempo. Comunque, ormai un po’ prevenuta (che provincialotta!) rifiuto il massaggio e dico che posso aspettare leggendo People. Mi chiamano poco dopo e mi conducono in un corridoio, da un lato ci son porte di legno, dall’altra tende di velluto rosso, con disegni arabi. Entro in una delle porte di legno, dentro non é molto diverso da un qualsiasi studio di estetista: lettino, rulli per la cera, bastoncini di legno e guanti in lattex usa e getta. La ragazza mi dice di spogliarmi e sdraiarmi, poi esce con la scusa di prendere i guanti, che peró io vedo benissimo lí sul ripiano. Comunque faccio come dice e quando son lí mezza nuda che fisso il soffitto da 2/3 minuti parte pure una nenia araba. Al che son preoccupata, penso a tutte le cose che potrebbero andare male e alle ragazze sprovvedute sparite in Michigan e a B1 che finalmente puó andare a Chi l’ha visto.

La ragazza ritorna, si scusa per il ritardo e inizia il suo lavoro, chiaccherando. Mi dice che la sua famiglia é originaria del Libano ma che lei é nata qui, mi racconta del suo viaggio in Italia, tra Venezia, Firenze e Roma e di quanto le piaccia il cibo italiano, parliamo di me, del trasferimento e del Sauro, lei é bravissima e veloce (cosa fondamentale per la zona bikini, ve lo assicuro). Io mi sento un po’ scema ad essermi fatta tutti questi problemi, ma so che il bello di questa esperienza sará anche superare i miei limiti, imparare a non giudicare le cose dall’apparenza, cosa che noi italiani (italiane?) siamo bravissimi a fare. Alla fine la ragazza mi lascia il suo cellulare, per qualsiasi evenienza (qui lo fanno tutti) e mi chiede se voglio che mi presenti una sua cliente che é una parrucchiera molto brava perché le ho detto che avevo bisogno anche di quello.

Pago (parecchio rispetto all’italia) e ringrazio. Torneró, in Libano sono stata proprio bene.

Annunci

2 thoughts on “You’re black, white, beige, chola descent. You’re lebanese, you’re orient.

  1. Proprio belli i tuoi racconti, questo mi ha emozionata, la storia di superare i propri limiti mi ha toccata, vero, condivido. Continua così….!! Sabrisserin

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...