Never an honest word but that was when I ruled the world.

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Gli americani amano le regole, l’ho già detto vero? Fanno le cose solo e semplicemente come devono essere fatte, dal tacchino al Ringraziamento al taglio del prato il mercoledì. Sono come una vecchia zia che ha bisogno delle sue certezze, se no va bisogna portarle i sali. Noi invece, di regole ne abbiamo poche e flessibili. E con noi intendo noi europei, ma anche noi come famiglia immigrata. Il che ci fa guardare un po’ storto alle volte, anche dai cortesissimi statunitensi. Io, innanzitutto, non mi piego alla regola del “Good morning, how are you? “Oh fine, thank you for asking and how are you today?” “Not bad, thanks” e quindi ti chiedo come voglio il caffè. È pura retorica e fa perdere un sacco di tempo, però piace. Quindi al “come stai?” rispondo “bene grazie” e vado avanti con le mie richieste. Mio marito invece non accetta un no come risposta, e per farti dire un no da un americano devi proprio dargli fuoco alla bandiera davanti a casa, altrimenti tenderanno prima a dirti almeno 100 volte che si, però non sarebbe consigliabile. Lui al primo si titubante, lo prende come un sì e basta e fa quello che non si può fare. Se poi glielo si fa notare (tipo non portare la spazzatura fuori in mutande) lui dice che gli avevano detto sì. Poi ci siamo noi, come coppia di genitori. Qui i genitori sono tantissimi e la media (stimata da me, al parchetto) è di tre figli a testa, tutti belli biondi e sportivi. Le coppie con figli fanno certe cose, e non altre e il tutto si rispecchia alla perfezione nella scelta del ristorante. Gli americani con figli vanno ai Family Restaurants, tipo Applebee’s per intenderci, che sono quelli con i seggioloni, le alzatine, lo spazio giochi ed il menu bimbi con i pastelli a cera. Pastelli che io all’inizio tendevo a portarmi a casa, perchè mi sembrava uno spreco buttarli via, così che al momento ho 800 rossi, 400 blu e 300 verdi. I colori sono sempre quelli, solo qualche raro ristorante temerario ogni tanto si lancia con un giallo o un arancione. Intendiamoci, io non ho niente contro i family restaurant, sono comodi, veloci, pratici, attrezzatissimi e comprensivi verso i bambini lamentosi. E poi sai quel che mangi. Il menu bambini, dal ristorante cinese a quello messicano all’italiano, comprenderà nell’ordine: mini burger, bastoncini di pollo, pasta coi purpetti, ravioli, pizza o fish and chips. Succo di mela, latte o pop drinks. Gelato Sundae e, se proprio fai quello che deve mangiare sano a tutti i costi, una mela di plastica pre sbucciata. In effetti per noi non è un grande problema. Il Sauro, in quanto ad abitudini alimentari è più simile a Victoria Backham che a mamma e papà, quindi mangiando poco come uccellino, che sia minestrone homemade fatto con tanto amore o junk food, cambia poco. Ma il problema arriva, quando l’italiano sbruffone decide che non vuole mangiare al family restaurant perchè ne ha piene le tasche di patatine fritte e crostini all’aglio e si fionda, con tutto il passeggino in un ristorante che, cito testualmente, non è kid friendly. Qui ovviamente non ti dicono chiaro e tondo che non ci puoi stare, sarebbe discriminante e razzista, ma ti dicono che non hanno il seggiolone (primo terrificante indizio) e quando dici che non fa nulla perchè tuo figlio può mangiare seduto su di una sedia, ti dicono che non hanno il menu bambini e finiscono per segregarti in un tavolo, dove tu sei seduto in bagno e tuo marito in cucina! Noi naturalmente ce ne freghiamo, perchè sappiamo che il Sauro al ristorante se ne sta buono buono a mangiare le sue 4 penne al pesto giocando all’iPad (dio abbia in gloria Steve Jobs, l’ho già detto?) mentre noi sbevazziamo in allegria, ma lo sguardo terrorizzato dell’inserviente che un po’ non si capacita della nostra presenza sul posto ed un po’ ha paura di perdere il lavoro dopo che l’infernale bambino avrà colorato la tovaglia, le sue mutande e dato fuoco alla capigliatura della signora chic seduta vicino, non ha prezzo!

Per il resto siamo stati alle Cascate del Niagara, per il weekend del Memorial Day. È stato un viaggio lunghissimo nel quale abbiamo pure visto piovere cavallette. Ed arrivati lì il Sauro ci ha fatto chiaramente capire di non amare gli spruzzi gelati (come contraddirlo…), quindi addio gite, giri in barca e menate on the falls varie. Ma ce la siamo spassata lo stesso, tra giostre e piscine. Peccato solo essersi persi Claudione Baglioni, che suonerà questo weekend. E non sto scherzando.

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3 thoughts on “Never an honest word but that was when I ruled the world.

  1. Grazie alla Ciami ti hi scoperto anch’io e devo proprio dire che mi hai entusiasmata. Seguirò le tue avventure negli States con grande piacere, sei veramente simpatica e divertente. il metodo gattini è sicuramente da applicare nelle più svariate situazioni, normalmente io lo applicavo solo con la tecnologia rotta o difettosa, sempre speranzosa in un’incredibile ritorno all’efficienza dopo un ragionevolo lasso di tempo di abbandono. E a volte (vedi lavastoviglie) ha funzionato perfettamente!!!
    Ciao!!

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