He doesn’t care what it looks like just as long as it’s pink and it’s tight.

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Il buonsenso non è mai stato dalla mia. Da quando a 9 anni decisi che volevo sapere come sarei stata senza sopracciglia e me le tagliai tutte con le forbici, per dirne una, o ancora prima decisi di rubare la tuta Best Company preferita di B1 e vedere cosa succedeva se provavi ad aprire la cartuccia una penna Bic. Crescendo, fortunatamente, anche grazie all’avvento di telefonini, sms e social network, c’era sempre qualcuno con cui condividere le mie genialate, prima di farle, che mi diceva guarda che magari non è il caso. Sempre no, ma spesso. Mi sono ancora fatta i buchi delle orecchie da sola, beccandomi infezioni che neanche più in Burkina Faso, e tinto i capelli biondi, di nero, con l’hennè naturale, che diventarono verdi. Ma diciamo che il limite di cazzate è diminuito, complice anche forse, ma non ci conterei troppo, un po’ di subentrato buonsenso, con l’età.

Ma ora son qui, a 6000 km di distanza dal buonsenso e finalmente ho fatto i pink end! Ovvero ho pucciato gli ultimi 10 cm nei miei capelli nella tinta rosa, ottenendo quest’effetto. Che adoro. E per il quale non devo neanche giustificarmi. Avete visto le foto di Mark Zuckerberg nel pieno della laguna di Venezia con le ciabatte di plastica? Ecco, stonava da morire, eppure fosse stato qui al supermercato, avrebbe condiviso la passione con la pattina da piscina, con almeno altre 10 persone. Qui nessuno ti si caga, di striscio. E dopo aver passato la mia adolescenza turbolenta fatta di capelli colorati ed orecchini fai da te, nella provincia italiana, tutto questo è davvero apprezzato. Ieri sera, per il compleanno di Erre ho messo i tacchi e l’abito lungo per andare a cena in un posto che era poco più di un pub. Oggi sono andata a portare il Sauro all’asilo, in pigiama. Ed in entrambi i casi, nessuno mi ha notato. Se hai bisogno di contatto umano, vai alla cassa del supermercato e la cassiera, di sicuro, si complimenterà con te per il colore del tuo smalto o il tuo vestito. Ti fermi a parlare con le mamme o le maestre all’asilo, vai al parco ed attacchi bottone. Se, come me, di contatto umano superficiale ne hai avuto anche troppo in questi 35 anni, passi alla cassa self service leggendo Us Weekly, crogiolandoti nella tua indipendenza, o anonimato che sia.

La seconda cosa che il buonsenso mi aveva impedito di fare in italia, era l’orto. Tutti mi dicevano che sarebbe stato faticoso, e frustrante e poi quando vai in vacanza chi te lo bagna… Invece qui, in giardino, c’era questo perfetto lotto di terra (10 metri quadrati più o meno), recintato e pronto per i miei pomodori. C’è da dire che era stato chiuso sotto un pesante telo di plastica per più di due anni, quindi all’apertura, quello che abbiamo trovato sotto è stato degno di un film dell’orrore. La terra si muoveva, tanti erano gli insetti che ci avevano dimorato dentro, al calduccio sotto il telo, crogiolandosi nella condensa. Dopo poco, complice la luce ed un miracoloso prodotto americano fatto apposta per gli orti dei morti viventi, di cui non ho voluto leggere i componenti, la terra è tornata apparentemente ferma. Abbiamo vangato, rivoltato, concimato e piantato piantini di: salvia, basilico, rosmarino, origano, peperoncini di tre tipi tra cui gli habanero, zucchine, melanzane, pomodori e persino la zucca di halloween, su cui io ho altissime aspettative!

Per tutto il resto, dall’odore di salsa bbq che emana mio figlio quando esce dall’asilo, al mio cv da aggiornare, faccio gattini.

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