So before you point your fingers, be sure your hands are clean.

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Scrivo dal parchetto del cuore, quello vicino a casa. È stano andarci di domenica, noi di solito lo frequentiamo solo in settimana ma oggi non facciamo nulla di particolare, aspettando la partita dell’italia e cercando di combattere i 28 gradi delle 10 di mattina.
Lo Splash Park è chiuso, quindi guido fino al parco giochi e ci addentriamo tra castelli li legno e scivoli attorcigliati. Il Sauro fa amicizia con un paio di bambine e io mi tengo alla larga da un paio di mamme in tenuta da maratona. Mi son sempre chiesta perché qui le mamme siano sempre vestite sportivissime. Arrivano in bici o correndo? Si usa così? Bah. Mi siedo su un trenino di legno e cerco di individuare il reduce dell’Iraq che ha parcheggiato vicino alla nostra. Qui sulla targa puoi scriverci quello che vuoi. Se tifi Spartans o Tigers. Se ami Gesù. Se odi gli immigrati e appunto, se sei un veterano di qualche guerra. O Badola, nel mio caso.
C’è una famigliola ben vestita, di sicuro di ritorno dalla chiesa, che spinge una bimba troppo piccola e accaldata sull’altalena. Ci sono le due mamme sportive, accompagnate da un marito anziano con troppa brillantina sui capelli e l’aria di chi pagherebbe qualsiasi cosa per non essere lì. Un papà burlone, vestito in tenuta da baseball che rincorre i figli schiamazzando e divertendosi sicuramente più di loro che lo guardano imbarazzati. E poi lo vedo, vicino all’altalena, che spinge un bambino biondino simile al mio. Ha il bicipite tornito e la tartaruga che si intravede sotto la maglietta. Ecco il mio reduce, sono sicura.
Nel frattempo il Sauro si accorge che hanno aperto la parte degli spruzzi, quindi ci dirigiamo verso l’acqua. Prima peró si passa dalle vasche di sabbia per ritrovarci belli impanati come due milanesi prima della frittura. Avevo dimenticato costume e asciugamano (si, sto cercando di vincere il premio Mamma dell’anno), quindi lo faccio giocare nudino, come un orfanello al pan pesto, sperando che non si ustioni. Per fortuna il gioco dura poco. Ci sono un sacco di bimbi grandi che spingono e decidiamo di tornarcene a casa per pranzo.
Mentre mi avvicino alla macchina, col Sauro gocciolante sulle spalle, vedo la famigliola col vestito della domenica entrare nella macchina con la targa dei veterani. Il papà Big Jim non era il mio uomo. Lo è questo, con la pelata e la camicia color vinaccia a 35 gradi all’ombra. Che effettivamente, dopo Baghdad dev’essere anche un bel clima…

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