I sold my soul for the second time.

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Parlare di lavoro in questo periodo non è cosa saggia. In primis perché io non ho un lavoro e faccio la Kate Middelton del Nord Est, senza però la beneficenza, e in più perché la situazione nel mio paese non è mai stata così triste. O forse si, ma tant’è. Qui il mondo del lavoro funziona diversamente. Lavorare è un mezzo, per raggiungere qualcos’altro, non un motivo di rivalsa sociale dove più sei senza scrupoli, più vinci. In compenso si lavora finchè se ne ha bisogno, le pensioni sociali sono inesistenti per i più quindi spesso ti si para davanti gente che avresti creduto essere all’ospizio. Ma quello di cui voglio scrivere, sono i lavori particolari. Quelli su cui Palahniuk potrebbe scrivere un libro o Diablo Cody una commedia. La gente che si alza al mattino e va a far qualcosa che non ti aspetteresti…

– Lo spalatore di carcasse, di opossum, scoiattoli, marmotte e procioni dal manto stradale. Che io non ho mai visto in azione ma presumo che esista, visto che la bestiolina che incrocio stecchita all’andata spesso al ritorno non c’è più. E ne ce vogliono di tir lanciati a tutta velocità a cancellare le tracce di un procione adulto dalla strada. Tra l’altro la cosa buffa come sia moralmente accettabile far fuori una famiglia di procioni in un colpo solo, ma guai a passare a 30 miglia all’ora al fianco di una famigliola di oche starnazzanti. Quindi, ho capito, per le oche si rallenta, per i procioni si accelera, in Michigan. Comunque dev’essere un lavoro interessante. Me li immagino notte tempo, i raccoglitori di carcasse, in due sul loro furgoncino, con la pala, i guanti ed il faro direzionale: tocca a te, Joe, sta volta prendere quello in corsia di sorpasso, che io ho fatto l’ultima marmotta. Vai vai, ora che non passa nessuno, ma fai veloce che se passa un tir poi la pelliccia si appiccica all’asfalto. Ecco, secondo me la gente così ne ha di cose da raccontare.

– La maestra che fa il turno delle 6 del mattino all’asilo. Che non so bene quando finisca visto che io il Sauro vado a prenderlo a mezzogiorno, ma potrebbe anche finire alle 6 di sera, visti i ritmi di lavoro qui. Mi immagino le mamme che vanno ad aprire fast food e palestre, già strapiene alle 6,30 ma prima passano a lasciare frugoletti sonnolenti in pigiama e orsacchiotto a maestre che preparano porridge e distribuiscono coccole a queste ore infami. Sguardi complici per una lunga lunga giornata.

– Il netturbino. Quello del rifiuto indifferenziato però, che qui, il mercoledì, passano in quattro: la differenziata generica (alluminio, plastica e vetro), la carta, l’organico e l’indifferenziata. Ecco, io tra l’immondizia generica, che qui chiamano trash e viene esposta allegramente sul vialetto già dal pomeriggio del giorno prima, solo nelle vicinanze di casa mia, ho visto: una completa collezione di bambole Chucky, col capello rasato e l’occhio vitreo. Una porta da calcio. Una piscina rigida 10 x 10 metri. Una cucina, con tanto di elettrodomestici. Un acqua scooter. Un manichino da vetrina. Una collezione di parrucche su teste di polistirolo. Più teste di cervi impagliate (che ho avuto la seria tentazione di recuperare ma ho avuto paura che fossero state scartate per qualche sbaglio di tassidermia) e quella che mi è sembrata una pompa di benzina. Ecco, loro si che devono vederne delle belle.

– La cassiera ottantenne, appunto. Quella che potrebbe essere tua nonna e quando si complimenta con te per la scelta della verdura, vorresti solo abbracciarla e dirle di andarsi a prendere un caffè, che la copri tu, per un po’. Quella che siccome qui ti devono sempre dire una cosa carina, cerca di complimentarsi per la scelta del tuo smalto fluo, ma lo vedi che no, proprio non ce la fa a crederci fino in fondo. I pink end invece li ignora, grazie al cielo. Quella che è lì con l’artrite ma ancora chiede a tutti, incondizionatamente, sa va tutto bene, se han buoni da spendere e se vogliono la carta di credito o di debito. Quella che io mi immagino, finita lì, per una serie di scelte sbagliate. Un marito fedifrago scappato con la vicina e l’assicurazione medica. Un figlio che voleva far fortuna come giocatore di hockey ma si è infortunato troppo presto e una nipote incinta a 15 anni.

Forse dovrei scrivercelo io un libro, invece che lanciare idee brillanti alla concorrenza. 🙂

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5 thoughts on “I sold my soul for the second time.

  1. Ciao 🙂 Sono arrivata qui tramite il blog di Incorporella, che a sua volta avevo conosciuto attraverso L’apprendista libraio. Avrei una domanda: è vero che negli Stati Uniti i supermercati fanno delle offerte assurde per cui uno può accumulare millemila coupon e poi fare una spesa da 300 dollari pagandone in realtà 20? In Italia Real Time trasmette un programma (‘Pazzi per la spesa’) dove c’è gente che fa queste cose e mi chiedevo se è vero, mi sembra un po’ esagerato 😀 Scusa se ne avevi già parlato, non ho ancora avuto il tempo di leggere tutti i post.

    1. Si è vero. Soprattutto se compri le cose in quantità industriali, come 500 lattine di cocacola o 16 kg di gelato, che è comunque poco pratico. Le offerte ed i coupon però qui, rispetto all’italia, sono reali, senza postille, asterischi, date di scadenza ecc… insomma una pacchia per i consumatori!

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