The joy is not the same without the pain.

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In questi giorni in cui Il Sauro è entrato nei terrible twos con tutte le scarpe (di Spongebob, guai ad azzardarsi a volergliene mettere un altro paio anche se sono di plastica e gli fondono i piedi), proprio in quei giorni in cui si sveglia alle 7 meno dieci e si mette ad urlare no (no cosa, non è dato sapere) e la smette dopo due ore quando io finalmente riesco a farmi un caffè, dopo aver pulito la pipì dalla moquette perché non vuole il pannolino, ecco in quei giorni non resta che uscire. Caricare in macchina armi e bagagli, acqua, crema da sole, uva, biscotti, asciugamani, pannolini, ciucci, vari ed eventuali del momento (un treno, un aereo o una draga assolutamente indispensabili), prendere con la forza il Sauro che vorrebbe rimanere in salotto a vedere Cars e far la pipì per terra, e recarsi allo Splash Park anche se ci sono 38 gradi alle 10 del mattino e tu vorresti solo stare sul divano con l’aria condizionata a leggere People. Poi arrivi, trovi il tuo posto sull’erba al sole, distribuisci tutte le vostre cose, appena hai finito di appoggiare l’ultimo brick di succo di frutta, ti accorgi che quel posto era vuoto perché era colpito in pieno dalla doccia dello splash Park, quando cambiava un po’ il vento, il Sauro si mette ad urlare in modo ben poco mascolino così come a fatto alla prima goccia di cascata di Niagara, tu tiri su tutte le robe che avevi appena ordinatamente sistemato e cambi posto. Restano solo quelli al sole. Poco importa, hai così tanta voglia mare che anche un asciugamano steso nell’erba del Michigan, con il sentore di acqua che scorre in sottofondo, va benissimo.
Il Sauro inizia il suo gioco preferito, ovvero bagnarsi completamente per poi andarsi ad infarinare nella sabbiera, senza prima aver detto di no (no cosa, anche qui, non è dato sapere) ad un paio di bambini, strappato di mano un paio di palette ad ignari angeli biondi e tirato pugni di sabbia in faccia a bambine con i boccoli sotto lo sguardo contrito/inorridito e deluso (la santa triade delle super mamme merigane, in un battito di ciglia) delle altre madri. Fa avanti e indietro così tante volte che si ritrova uno strato così spesso di sabbia mista ad acqua addosso che manco il guscio delle tartarughe. Troverò sabbia, nei giorni successivi, nei pannolini, nel letto, sul pavimento e sul tavolino in salotto. Presumo se la nasconda nelle orecchie.
Comunque, anzi, nonostante tutto, riesco finalmente a trovarmi, tra un’emergenza ed un urlo belluino così poco americano al Sauro che sta facendo qualche casino tipo pretendere di giocare nel centro del parcheggio, riesco anche a mettermi la crema da sole, togliermi le ciabatte, allungare i piedi sull’erbetta fresca e prendere il mano un libro.
Nello stesso esatto momento arriva un’orda di madri, capitanate da una che spinge un passeggino con uno stendardo. Proprio un gagliardetto, tipo quello delle bande alle fiere di paese. Non ci faccio un granché caso finchè mi ci trovo accerchiata e osservata. Sono sulle loro coperte, tutte sovrappeso, con in braccio i loro bambini evidentemente troppo piccoli per apprezzare il parco giochi.
Decido di googolare (ma come facevamo prima, senza iPhone?) l’acronimo sul gagliardetto e scopro che è l’associazione delle madri cattoliche del Michigan, o qualcosa di simile. Si incontrano il primo e il terzo venerdì di ogni mese e, la cosa che mi fa più rabbrividire, il loro motto è: perché nessuna mamma sia mai sola. Ecco, io invece sola sto benissimo, di venerdì e anche di giovedì, non vedo l’ora di coricarmi sul prato a guardare le punte degli alberi pensando agli affari miei. È una cosa che sapevo anche prima di venire qui, non mi sarebbero mancate le chiacchiere superflue con le mamme al parchetto, lo shopping di gruppo o gli incontri in centro al paese. Io da sola sto benissimo. E sto bene anche con le mie amiche, ma con quelle di passaggio, anche no.
E invece le mamme cristiane sole insieme sono arrivate qui a rompermi le uova nel paniere.
Recupero il Sauro dal carapace infrangibile, ri-raccolgo armi e bagagli e torno a casa. Meglio un po’ di pipì in salotto che dover spiegare perché non vado a messa!

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4 thoughts on “The joy is not the same without the pain.

    1. Non so cosa sia il Moige, ma qui scuole ed asili religiosi, per esempio, costano la metà… anche se penso ci sia dietro il trucco delle donazioni forzate “ora che abbiamo i tuoi figli”!:)

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