We’re the litter on the breeze.

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Una delle cose che mi turbava di più, appena sono arrivata qui, era la raccolta differenziata. Il padrone di casa ci ha lasciato con 3 bidoni in garage e ci ha detto, indicandoli: riciclabile, non riciclabile, giardino. Bene, quindi? Quale plastica è riciclabile? Dove li metto i pannolini? La carta la devo impilare? Le riviste patinate ce le posso mettere? E devo dire che a tutta questa pressione un po’ ha contribuito una serie di film visti in adolescenza, dove i netturbini arrabbiati si rifiutavano di ritirare l’immondizia ai malcapitati abitanti o ancor peggio, gli rovesciavano i bidoni in testa. Quindi una delle prime regole era: non inimicarsi i garbage men. Perché non so se avete idea di che odore possa avere un pannolino usato lasciato in garage a 35 gradi dopo una settimana. Ecco. E non oso immaginare dopo due.

Devo dire che fin ora è andata bene, se non per quella volta che sapevamo che non ci saremmo stati il giorno della raccolta nè per i giorni successivi e abbiamo deciso di lasciare il sacco dell’immondizia fuori senza il bidone per non correre il rischio di trovarcelo in mezzo alla strada o distrutto dopo 4 giorni in fondo al vialetto. Non è stata una grande idea ed allo stesso tempo ho capito perchè gli americani odiano così tanto i racoons. Abbiamo aperto il garage alle 6 di mattina per andare a prendere l’aereo e ci siamo trovati davanti un tappeto di rifiuti maleodoranti. Che ovviamente Erre ha dovuto raccogliere, chiamando anche a raccolta tutti i santi del paradiso.

Ora sono entrata un po’ di più nell’ottica del come funziona il tutto, anzi direi che sono diventata piuttosto brava, tanto che non mi son più ritrovata il bidone della differenziata scagliato a 50 metri con sdegno perchè, per facilitar loro la vita, ne avevo fatti tre: plastica, vetro e carta. Ora vi spiego come funziona, che se mai mi leggesse qualche politico, esperto di rifiuti speciali, eletto a sanare il problema immondizia nel nostro paese, può prendere spunto.

Innanzi tutto non c’è un bidone da nessuna parte. Non ne ho mai visto uno in tutti gli Stati Uniti che non fosse di un albergo, un ristorante o un normale cestino dell’immondizia urbana. Quindi anche qualora ti venisse in mente di gettare la tua roba altrove, non puoi. E ovviamente nessuno butta per strada. Il paesaggio è così bello e incontaminato che fa specie anche buttare una carta di caramella. Inoltre credo che qualora ti becchino in flagrante, ti costringano ad un bel numero di ore ai lavori socialmente utili, ovvero scrostare opossum dalle autostrade sotto il sole con 35 gradi. E voglio proprio vedere se dopo 8 ore così la prossima volta non ci pensi due volte a disfarti del pannolino di tuo figlio nel sottobosco. E comunque non capisco perché dovresti voler buttare qualcosa tu, visto che passano a casa tua, una volta a settimana e raccolgono tutto, come ho già scritto, dai materassi alle vasche da bagno. Il mitico bidone della differenziata, che dev’essere uno e uno soltanto, di colore arancione, col logo del riciclabile, contiene tutto ciò che si ricicla. Dalle pile, alla carta, all’alluminio, ai farmaci usati, al vetro alle padelle. Forse solo i vestiti devi portare altrove ma perché li rivendono all’esercito della salvezza. Quante volte avete avuto la tentazione di buttare via quell’unica pila nel bidone di casa anziché conservarla, tenervela in borsa finché non trovate il bidone, che puntualmente vedete ma realizzate che vi serviva solo mezz’ora dopo o è pieno o ci ha pisciato un cane e quindi vi stufate di avere in borsa quell’unica pila che pesa e la buttate nel cestino del kebabbaro? Ecco, qui basta aprire le porta del garage e buttarla nel bidone arancione. Ovviamente nessuno vi obbliga a fare la differenziata come si deve o a farla affatto, ma voglio vedere se preferite tenervi un barattolo di vetro col sugo mezzo sporco che ammuffisce e attira gli insetti o se non preferite invece dargli una sciacquata prima di buttarlo via.

Poi c’è il discorso del refund. Come potete vedere qui, il Michigan ricicla al 97%. Un dato impensabile anche per la più evoluta nazione europea (la Norvegia, al 68%), ma c’è un trucco. Il Michigan è l’unico stato che restituisce al consumatore 10 centesimi di dollaro a bottiglia di plastica, vetro o lattina riciclata. Altri stati lo fanno, ma danno 5 centesimi. Praticamente ogni supermercato, all’ingresso, ha la sua stazione di riciclaggio. Infili le tue bottigliette, una ad una e alla fine ti viene rilasciato uno scontrino che vale come denaro contante da spendere al supermercato stesso. Un gran bell’incentivo e soldi risparmiati per la raccolta e il trattamento dei rifiuti, visto che sono i clienti stessi ad occuparsi della consegna del materiale e ad infilarlo poco alla volta nelle macchine che lo compattano.

Per l’umido invece, che sarebbe il discorso più difficile siccome devi tenerti gli avanzi in casa per una settimana, hanno il tritarifiuti incorporato nel lavandino. Che è una gran comodità e smaltisce tutto (anche se non mi è ben chiaro come nè dove) quello che marcirebbe. E inoltre è di tua proprietà, quindi fai ben attenzione a non buttarci dentro le pile o le pietre, visto che poi dovresti pagarti di tasca tua la riparazione.

Ovviamente gli Stati uniti hanno ancora molto da imparare da noi per quanto riguarda la qualità e la quantità degli imballaggi e hanno spazi decisamente più ampi dove interrare tutta la loro immondizia, ma sono molto più efficienti nel farla sparire da casa mia. Non so se sia questione di senso civico innato o semplicemente il fatto che se qualcosa, un bosco, un gabinetto o un parco pubblico, lo trovi pulito, sei più incentivato a lasciarlo come l’hai trovato. Però di recente mi è arrivato a casa un opuscolo sul come funziona il tutto nel mio comune americano, dai rifiuti, alla raccolta, al quando è meglio bagnare il prato. Chiaro e pieno di buon senso. Ti spiega sia come fare qualcosa di buono per la tua comunità che come risparmiare denaro, qualora fossi uno Scrooge insensibile. Nella mia città in Italia, in cinque anni hanno cambiato tre volte il logo e la grafica per la sponsorizzazione della differenziata e dell’azienda parastatale che la gestisce, con buona pace dello studio grafico di turno che ne ha curato i particolari (questo è un discorso di parte, lo so), ma io ancora non ho capito se il cartone va con la carta o le cassette di legno della frutta nell’umido.

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