It seemed the taste was not so sweet.

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Non esistono più le mezze stagioni, ma questo lo si sapeva già, nonostante continuiamo ad incaponirci ed a comprare adorabili giubbini di pelle, che alla fine mettiamo due giorni in primavera, morendo di caldo e tre in autunno, gelandoci le scapole. Si passa dal freddo al caldo nel giro di una settimana, con buona pace di tutta quella fetta di abbigliamento che va dal pile agli shorts. Qui in Michigan è ancora peggio. Le stagioni, gli eventi, le cose da fare sono stabilite a calendario e l’inizio dell’autunno non è solo una data, ma una vera e propria religione. La religione del sidro, dei campi di zucche e dei costumi di Halloween.

Ma andiamo per gradi. Noi siamo arrivati qui il 25 di aprile, col piumino e la pioggia e il 10 maggio andavo in giro con le maniche corte e le infradito. Tipo che al centro commerciale, uno dei primi giorni, vedevo le pubblicità delle pedicure scontate “get ready for the hot season” e pensavo che qui fosse un’altra Inghilterra, dove le ragazze si mettono i sandali anche con 6 gradi. E invece no. Le Spa thailandesi lo sapevano, il caldo sarebbe arrivato. Per il Memorial Day avremmo tutti tirato fuori i BBQ grigliando in allegria l’arrivo del caldo, per l’Indipendence Day saremmo stati eccitati per la fine della scuola e ci saremmo lamentati dell’afa, il Labor Day segna l’inizio della scuola e l’arrivo dell’autunno e dal Thanksgiving in avanti, presumo, ci si lamenterà del freddo e si farà il conto alla rovescia per Natale.

In tutto ciò c’è da dire che io non ho mai mai avuto così caldo come in questo periodo americano. E pensare che una delle mie più grosse paure, venendo qui, era il freddo, quello che avrei patito e quello che non sopporto, ma alla fine è stato tutto l’opposto. Giornate torride chiusi in casa con l’aria condizionata a guardare il prato ingiallire senza poter uscire a giocare. Piscine gonfiabili che diventano brodino nell’arco di due ore e pomodori dell’orto che crescono a vista d’occhio grazie al caldo sole del Michigan, proprio qui, a 30 miglia dal Canada. Per non parlare di Washington, dove il caldo incollò gli aerei alla pista di atterraggio e noi andammo a cena alle 6 e mezza una sera, perché non resistevamo più un solo secondo al caldo torrido della città. Roba che a scriverlo sembra surreale anche a me.

E comunque nel frattempo qui è arrivato l’inverno, mascherato da autunno. Fino a due giorni fa avevo l’aria condizionata in macchina e l’altra sera alle undici c’erano 5 gradi. Roba che sono andata a cena con l’infausto giubbotto di pelle e nei sei metri tra la macchina e il ristorante mi si sono congelati più e più organi vitali. Il pro di questa cosa è che, se entri nel sistema organizzativo che le tovaglie vanno comprate a giugno (perché loro le usano per l’estate, fuori, ed a settembre non le troverai), gli stivali da pioggia a fine agosto (anche se ci sono 90 gradi F fuori) insieme ai barattoli per la conserva, tutto fila liscio. Il contro è appunto che devi lasciarti guidare dal sistema, che ti dice di cosa hai bisogno e quando ne hai bisogno, perché se cerchi un gioco estivo a settembre, non lo trovi nei negozi (online ovviamente compri tutto sempre) e la stessa cosa vale per un k-way quando la pioggia inizia davvero.

Intanto i must per l’autunno sono: bere il cidro (o visitarne una fabbrica se come noi siete così fortunati ad averne una vicino. Mio marito non vede l’ora…), fare un falò in giardino (ne vendono di pre costruiti al supermercato, a prova di scemo) e arrostirci i mashmellows, piantare i bulbi che cresceranno in primavera (io li ho comprati eh), fare tutte quelle cose zucca-correlate, dalla visita al campo di zucca all’intaglio della suddetta alla torta di zucca al pumpkin spiced latte da Starbucks, caramellare le mele (che qui vengono considerate un’alternativa nutrizionalmente valida alla frutta), vedere una partita di football allo stadio, pulire le grondaie e cambiare le batterie ai rilevatori di fumo (ebbene si, l’ho detto che qui il sistema è efficiente) e iniziare lo shopping per Natale.

Io nel frattempo, di tutto quest’autunno di cambiamenti e doveri, mi godo la cosa più bella, lo spettacolo del Midwest che diventa giallo, arancione e rosso fuoco, con quei paesaggi che, persino a me, ragazza di città al 100%, lasciano senza fiato. Provare per credere.

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One thought on “It seemed the taste was not so sweet.

  1. hai dimenticato:
    invocare il grande cocomero
    cercare un flamingo di plastica nelle svendite degli arredi da giardino da omaggiare alla tua amica vianella
    combattere il freddo incalzante con litri e litri di vino rosso importato dal piemunt!

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