And smiles at the moon like he knows her.

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Questo post avrei dovuto scriverlo una settimana fa, quando esattamente a quest’ora guardavo il primo faccia a faccia tra i due candidati alla poltrona più ambita del mondo, quella del presidente degli Stati Uniti.
Mitt Romney e Barak Obama sono arrivati sul palco in orario perfetto, le 21 costa est (che è la mia), vestiti praticamente uguali ma con cravatte di colori diversi. I loro colori in effetti. Blu per Barak, rossa per Mitt. Una roba un po’ a prova di scemo a mio avviso, come se Bersani andasse in giro con la maglietta PD e Angelino, PDL. (Ma si chiama ancora PdL?!?)
Obama si è subito giocato la carta vincente, alle 21.05, forse l’unica della sua disastrosa serata, facendo come prima cosa gli auguri di buon anniversario alla moglie, promettendole che il prossimo anno, no matther what, non l’avrebbero passato davanti a 20 milioni di persone. No forse meno, non ricordo, ma comunque mossa vincente, a tutti piace una famiglia unita ed un marito premuroso. Agli americani soprattutto.
I dibattiti presidenziali vengono presi molto sul serio qui. Saranno quattro in totale, tutti nel mese di ottobre, e sono regolati, da anni ormai, da una commissione interna. Che decide chi come dove e quanto.
Tre dibattiti saranno tra i candidati presodenti e uno tra i vice.
Il primo è stato moderato da Jim Lehrer, storico volto della rete tv Pbs. E per storico lo intendo letteralmente. Settantotto anni suonati e la mia stessa verve dopo un’ora di palestra.
A peggiorare il tutto, parlava davanti ad un tremendo sfondo nero che lo faceva sembrare, in tutto e per tutto, zio Tibia.
Va bene la serietà del momento e dell’argomento e anche l’imparzialità, ma bisogna pur sempre attirare l’attenzione dell’elettore medio, che è cresciuto a fast food e junk tv, per la miseria.
C’è da dire che l’unico mio metro di paragone, per quanto riguarda i dibattiti tra candidati, è quel carrozzone che ebbe luogo cinque o sei anni fa, tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Ve lo ricordate? Ma erano da Vespa? Io mi ricordo solo l’imbarazzo provato davanti a tale penoso spettacolo, Silvio che scarabocchiava su di un pezzo di carta davanti a sè, mentre Romano bofonchiava frasi pastose. Il magnaccia contro er mortadella. Che tristezza.
Obama e Romney invece si sorridono, per tutto il tempo. Anche quando l’uno sta attaccando l’altro.
C’è una sostanziale differenza ai miei occhi tra il sorriso bonario di Obama, simile a quello di un papà a cui il figlio 5enne dice che da grande farà l’astronauta e quello di Romney, paragonabile solo al ghigno di un prete al quale l’hai fatta sporca e prima o poi te la farà pagare. Oh se te la farà pagare.
Però si sorridono. E si rispettano.
Non si piacciono (è più che evidente), non condividono le idee, vengono uno da Marte e l’altro da Venere (o forse entrambi dalle due facce opposte di Marte, diciamo) eppure non giocano tutto il tempo a tentare di far apparire l’altro un cretino.
Romney ci riesce già abbastanza da solo, ndr.
Il gioco è davvero presentarsi e presentare le proprie idee al meglio, non è una gara costante al “scegli me perché sono il meno peggio”.
E non c’è la pubblicità. Questo mi ha sconvolto forse più del rispetto di facciata. Il dibattito viene trasmesso in contemporanea dai maggiori canali di news, Fox, Cbs, Cnn ma non c’è neanche un interruzione pubblicitaria.
Nella nazione che in una puntata dei Simpson, che dura 20 minuti. Riesce a mettere 8, e dico 8, stacchi pubblicitari.
Obama ne è uscito sconfitto, dicono gli esperti nei giorni successivi. Secondo me la verità è che non ne è uscito vincente quanto avrebbe dovuto.
Ai miei occhi, colpa anche del commentatore cadavere e dell’argomento non proprio allettante, la politica interna, è stata una gran lezione di civiltà ma ben poco accattivante. Dopo la querelle delle Convention, qui non c’è stato neanche un fuoco d’artificio, figurato ovviamente.
Barak avrebbe dovuto osare di più, parlando anche di argomenti scottanti, che son però quelli che portano i voti. Romney avrebbe dovuto attaccare di più ed essere ancor più bacchettone, perché è quello che i suoi elettori vogliono.
Io aspetto che si affilino le armi e tirino fuori i cojones, se no al mercoledì c’è sempre XFactor su cui girare!

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