Your here and I’m here, so I stop complaining it could be raining.

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Qui la temperatura è diminuita di 20 gradi in una notte. Gradi Celsius, quelli seri, non quei gradi Fahrenheit farlocchi che ci sono qui, che sposti il termostato di 10 gradi e fa sempre caldo o sempre freddo e, cosa più importante, io non ho ancora ben imparato a convertire. Venti gradi, dicevo. Da 25 a 5 per l’esattezza, e il Sauro si è preso il raffreddore, il che é considerato un mezzo miracolo da me. Solo un raffreddore dico. Devono essere stati tutti quegli anticorpi presi dal rinfilargli in ciuccio caduto in ogni condizione di (non) igiene, quando era piccolo. É finito sotto lo scaffale del supermercato? O nella sabbiera del parco giochi o in una pozzanghera, per dire? Soffiata, asciugata e via in bocca.

Però adesso mi trovo un torello che non ha mai preso un antibiotico in due anni e s’è saltato un solo giorno d’asilo in sei mesi. O questione di culo, probabilmente. Ma tant’è che ci ritroviamo qui a passare dalla canottiera alle previsioni di neve in meno di ventiquattro ore.
E come al solito mi troverò impreparata, che da Cotsco ho visto slittini e muffole e moonboots, ma fuori c’erano le palme assolate e l’afa estiva e non me la sono sentita di provare la giacca di goretex al Sauro. Ovviamente ho sbagliato. Quando la neve arriverà davvero, nei negozi ci saranno già i costumi da bagno e le infradito.
Adesso, nonostante la divagazione climatica, quello che volevo proprio dire è che, strano ma vero, ho trovato un’altra categoria da detestare. Chi l’avrebbe mai detto, io che son così sempre cristianamente ben disposta verso il prossimo?
Partendo dal presupposto che le mamme online in genere non sono, come si dice a Londra, my cup of tea, pur essendo una di loro. E avendo aperto questo blog con segrete velleità di bestseller, presto smorzate dal realizzare quante marchette si debbano fare per vendere qualsiasi cosa, unitamente al fatto di quanto suonassi più sagace e brillante nella mia testa che nero su bianco, leggo comunque le altre. E, per la maggior parte, le odio. Ma ovviamente le leggo. È più forte di me, come girare la testa in autostrada quando si passa accanto ad un incidente: non vorresti vedere, ma guardi.
Sono le mamme all’estero. Le #expat.
Quelle che si credono più fighe delle mamma #inpat perché allevano un figlio (due tre quattro) all’estero.
Allora, partendo dal presupposto che io sono una di loro, vi assicuro che non c’è niente da sentirsi fighe.
Privilegiate, forse. Fortunate, sicuramente. Ma le fighe son quelle che si barcamenano tra tre figli, un lavoro part time in nero, un marito in cassa integrazione e i figli in quello sfascio di scuola italiana “GrazieGelminiGrazie” dove ad inizio anno bisogna portare i colori e la carta igienica perché non ci sono i soldi per comprarli. Le mamme all’estero anno spesso fanno solo le mamme, punto primo. Che può essere faticoso finché vuoi, in un ambiente sconosciuto, ma anche stimolante e divertente ve lo assicuro. Inoltre gli stipendi all’estero, per la maggior parte, sono stratosferici, almeno comprati a quelli italiani, e questo fa, ve lo dico io. Quindi magari tuo marito sarà poco a casa perché in giro per l’indocina, ma sticazzi il conto in banca ti ripaga ampiamente per la perdita.
E queste si lamentano. Del cibo, in primis. Ma io mi domando e dico, se volevi crescere il pupo a lasagne e caponata, che cazzo ti sei trasferita a Philadelphia?!? Il cibo delle scuole americane non è il massimo, lo ammetto. Il Sauro viene tirato su a panini di burro di arachidi di soya e pizza rolls, a scuola. Ma non morirà certo per questo. E io non mi sogno neanche di rinfilargli il pranzo al sacco con la parmigiana di melanzane bio, storcendo il naso verso tutto quello che è diverso. Loro fanno apparire tutto difficile dove io so benissimo non lo è. E a me non fregano, che io sono una insider!
I bambini non patiscono gli addii degli amici in patria, se ne fregano che le maestre parlino un’altra lingua e di sicuro non gli manca la mozzarella di bufala. I bambini non hanno le diecimila sovrastrutture mentali che abbiamo noi e se la godono a Torino come a Detroit. Sono le madri che fanno apparire tutto grande. Forse perché gli manca l’appagamento della busta paga, appunto.
La vita da #expat è una pacchia senza se nè ma, ve lo dico io.
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6 thoughts on “Your here and I’m here, so I stop complaining it could be raining.

  1. Eheheh…molte cose che dici sui blog delle expat sono vere. Ma forse dovresti abbandonare i blog best-seller 🙂 e seguire quelli più ruspanti. Tipo la mia omonima Fra che vive in Costa d’Avorio. Quella sì che è un expat con i controcazzi! O ricordo il blog di due insegnanti che per un progetto europeo avevano chiesto di insegnare in scuole italiane all’estero…sognando mete esotiche sono finiti con armi figli e bagagli in Etiopia! E poi expat da mete come Londra o Parigi…che expat sono?

    Per il discorso figli è da un po’ che rifletto su quello che hai detto. Diciamo che fino a 4 anni è vero, la felicità è dove ci sono mamma e papà. E chissene dello svezzamento all’italiana, dell’amorevole mamma italiana ecc. Non hanno legami affettivi così profondi da generare nostalgia. Nell’età prescolare e scolare invece cambiano. Non è più così facile fare l’expat se questo comporta spostamenti continui come è stato nel nostro caso.
    Ho sempre detto a mio marito che ci saremmo fermati con l’inizio delle scuole. E invece non so per quale ragione mi sono fatta prendere dal panico di un anno da sola con 4 figli in un paese senza parenti e sono rientrata. Ma vedo in Alice e Emma ancora oggi la difficoltà di inserirsi in una cultura simile ma comunque diversa. A fare amicizie in una lingua che loro usavano solo a casa. Cose che invece per Isa e Matteo, i gemelli, non succede. Se parlo di tornare finisco sempre per dire “a casa” quando casa dovrebbe essere qui in Italia. Quando torneremo questa volta dovrà essere per sempre.
    Poi personalmente ho sofferto spesso la lontananza. Non c’ero mai per i compleanni, per i primi sorrisi dei miei nipoti, per la malattia di mia madre. E non c’era nessuno per me se non al telefono quando le difficoltà erano tante e avrei anche solo voluto prendere un caffè e dire quelle 4 cavolate che ti fanno stare subito meglio. Eppure, come vedi tornerei indietro subito 🙂

    1. Io mi sarei fatta prendere dal panico molto prima, e tu per il solo fatto che ti smazzi 4 figli da sola nel bel mezzo della burocrazia italiana, sei la mia eroina. É verissimo c’è expat e expate e io come al solito tendo a sminuire e generalizzare.
      Quando sei lontano da chi ami, i sentimenti sono ingigantiti e altalenanti, son sicura tu lo sappia bene. Un attimo mi sento fortunata e quello dopo darei di tutto per essere a casa. Per fortuna il natale si avvicina…
      E si, quando i bambini diventano più consapevoli son sicura diventi più dura. Ma comunque gli stiamo facendo un regalo, anche con le difficoltà che affronteranno, che si porteranno dietro tutta la vita. Almeno spero! 🙂

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