In every sky, in every kiss, there’s one thing that you might have missed.

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Ci sono gli One Directioner e i Bieliebers, io sono una Obamaner, si sa. Sempre stata, fin dal 2007 quando decise di mettersi in gioco per la prima campagna presidenziale. Quindi sono contentissima Barak abbia vinto per altri quattro anni di mandato, che non era una cosa scontata, sopratutto perché nelle vicinanze di casa nostra di cartello pro Obama non ce n’era neanche uno. E infatti qui a vinto Romney. Novemila a settemila, circa.
L’election day non é stato per nulla come me lo aspettavo, troppo pacato, troppo politicamente corretto, troppo ovattato. Avrei voluto un po’ più di carrozzone all’italiana, sfottò per il perdente, notizie di vittorie che rimbalzavano da una parte all’altra solo per essere smentite, interviste in cui si parlava di brogli e gente in piazza a festeggiare. No, scherzo. In effetti alla democrazia e alla democraticità ci si abitua in fretta. Anche perché qui succede tutto in una notte, si finisce di votare alle otto di sera e alla mattina ci si sveglia con un nuovo presidente. O si sta svegli per la election night, ma gli spogli sono così noiosi e complicati che io ho desistito alle nove e mezza.
Poi c’è il discorso di accettazione per la vittoria, quello in cui Obama ha ringraziato la moglie e detto alle figlie che non potevano avere un nuovo cane, nonostante tutto, come han ben titolato i giornali italiani. In effetti queste cose le ha dette, ma ha detto anche tanto di più. Il discorso é qui, se lo volete ascoltare. Io l’ho fatto sul tapis roulant in palestra e non nascondo che ogni tanto mi son venute le lacrime agli occhi, ma io sono una piangini si sa. A parte questo é pieno di buon senso, buoni sentimenti e buone parole per tutti. A me ha dato speranza in un futuro migliore. Non mi aspetto che per l’Italia cambi qualcosa, anche perché sarebbe anche ora che la smettessimo di pretendere che siano gli altri a cambiare le nostre povere sorti, ma é una buona lezione di politica, secondo me.

Detto questo, tutto il resto é noia, come diceva la canzone. Non ho viaggi ai quali guardare con trepidazione, se non quello in patria per natale, ma che é ancora troppo lontano per essere veramente allettante. Qui ci si prepara per il Ringraziamento, vendendo chili di tacchino in tutte le salse. Il Sauro a scuola fa questo gioco di dire le cose per cui é grato. Che secondo me sono Spongebob, i rimasugli dei dolcetti di Halloween e il ciuccio verde. Ma in effetti mi dicono essere i suoi genitori, un piatto caldo e una bella casa.
Ne frattempo però il natale é già imperante. Ho già visto alberi illuminati e nei negozi é già pieno di addobbi e giocattoli.
Io aspetto il black friday con trepidante attesa ed una lista di cosa da comprare dalla quale ho promesso non sgarrare. Non voglio rivivere l’esperienza di non potermi portare abbastanza mutande perché ho troppi regali da consegnare. Brevi, concisi e leggeri questa volta.
Il Black friday, é il giorno dopo il Ringraziamento, dove individui pieni di tacchino e torta di zucca si svegliano nel cuore della notte e vanno in pigiama a far coda davanti ai negozi che aprono verso le 3/4 del mattino. Chi prima arriva, più ha sconti. Io sono pronta, agguerrita, preparata e con una carta di credito nuova di zecca. Sarà un’esperienza delirante, ne sono sicura, tipo l’otto dicembre alle Gru quando piove, moltiplicato mille. Erre mi ha già detto che lui sta a casa col Sauro e non si sogna nemmeno lontanamente di infilarsi in un outlet.
Come dice Gerry Scotti, only the brave!

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