You get my respect but we don’t connect, we were in it together so I’ll love you forever.

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In realtà dovrei essere di sopra, al momento, a cercare di capire quanti kg di regali di natale di troppo ho comprato anche questa volta e tentare di stiparli nella valigia del Sauro (madre diabolica + bambino con vestiti piccoli), ma, come ben predico, faccio Gattini e scrivo. Perché qui si è partiti per l’america pieni di sogni di gloria e di poco altro visto che: “Figurati se là non troverai tutto, meglio e pagandolo meno”. Effettivamente si (partendo dal presupposto che qui TUTTO è made in Cina comunque, che a me fa pure un po’ impressione), ma per qualcosa no. Quindi se in questi tempi di crisi, state pensando di abbandonare la barca che affonda (sulla quale, pare, stia tentando di risalire pure il Silvione nazionale, mummificato ormai in un sorriso di terra di siena) e volete intraprendere una nuova carriera import/export, ecco quello che qui manca, e sarebbe piacevole avere:

pannolini che tengano. La pipì di un marcantonio di 13 chili che prima di andare a dormire si beve un biberon di latte (cosa strana qui, probabilmente). Quelli che non lo facciano svegliare alle 4 del mattino, urlando “mamma, acqua”. Cosa fraintendibile tra l’altro, visto che ho passato la prima settimana a portar da bere al Sauro che faceva lo sdegnoso. In italia, un Pampers Sole/Luna, anello più basso della catena pannolinica di marca, svolgeva egregiamente la sua porca funzione. Qui un Huggies super power a tripla tenuta istoriato con scene di Cars che si illuminano al buio, e indicatore di “troppo pieno” (non scherzo), da 10 dollari al pacco piccolo, tiene si e no sei ore.

biberon grandi. E per grandi intendo non quelli mini da neonati. Quelli da 33 ml, come le lattine di cocoacola. Qui al compimento dell’anno gli tolgono ciuccio, biberon e pannolino, privandoli anche un po’ del diritto all’infanzia e di bere il bibe davanti ai cartoni prima di andare a dormire. Caposaldo della cultura occidentale. Qui c’è la sippy cup. Di tutti i colori, le forme e i personaggi Disney. Che però non è la stessa cosa, con quel beccuccio di plastica rigida. C’è anche da dire che bevendo latte ad ogni pasto, alla sera probabilmente ne hanno abbastanza, loro. Noi no. Quindi centelliniamo i biberon dall’italia in attesa che qualcuno sbarchi con la grande novità.

i ciucci di caucciù, e lo so che parlo solo di cose bambinesche, ma sono le Sauronecessità quelle che mi premono di più. Comunque qui esistono solo i ciucci di plastica, anche questi di ogni forma e colore e personaggio Disney. Niente ciucci interamente di gomma morbida, che sono i migliori che vostro figlio ha l’abitudine di dormire a pancia un giù e non volete trovargliene un paio incastonati tra le costole al mattino. Sono talmente rari che l’altro giorno ne abbiamo (e con abbiamo intendo mio marito, ovviamente) perso uno davanti a scuola. Nell’istituto del Sauro ci saranno, per dire 50/60 bambini in età da ciuccio. Bene, il giorno dopo la sua maestra ci dice che avevano trovato il suo ciuccio nel parcheggio. Io ringrazio e poi chiedo come avevano fatto a sapere che era proprio suo. Lei mi risponde che lui è l’unico che usa questi ciucci antichi. Proprio così, ha detto. Old fashion. E questa, dopo che l’altro giono una commessa di Forever XXI mi ha chiesto se venivo dalla Bulgaria, va ad allargare le fila dell’autostima degli italiani nel mondo.

i biscotti Plasmon o qualsiasi altro biscotto si sciolga nel latte. Ma poi forse non passano dai buchi della sippy cup. O i bambini diventano obesi. Mentre le gelatine di Spongebob sostitutive di due porzioni di frutta giornaliere, quelle sì che sono una mano santa.

– i pigiami di cotone. O anche solo le lenzuola, che tra l’altro vengono vendute per tali, ma se escono dall’asciugatrice perfettamente stirate, al contrario di quelle Bassetti che ho portato dall’italia, a me la questione non torna mica tanto. L’altra sera sono andata a controllare il Sauro nel suo lettino, prima di andare a dormire e girandosi ha fatto così tante scintille che credevo che il nuovo pigiama fosse pirotecnico! La stessa cosa vale per le tute. Perchè non mandi tuo figlio a scuola anche tu con una bella tuta di pile, soprattutto quando l’escursione termica tra il dentro e il fuori è di 30 gradi, Celsius?

E poi ovviamente lo yogurt che sa di yogurt e non di budino alla fragola, formaggio che sa di formaggio e non di plastica, prosciutto cotto che effettivamente un tempo sia stato un maiale e pollo che non puzzi di morte. E poi non dite che non do mai buoni consigli! 🙂

 

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