Stay little valentine stay, each day is valentines day.

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Sempre per questa concezione che guai a dio divertirsi nel fare qualcosa, noi italiani abbiamo una serie di feste tutte sangue e fustigazioni, nelle quali è caldamente consigliato non divertirsi e soprattutto non far del buon e sano sesso (che tra parentesi è gratis e fa pure bene alla salute) se non per procreare marmocchi che poi partorirai, ovviamente, con dolore. Qui, nel paese dell’epidurale e dei vibratori in farmacia (ci sono anche la Cocacola e i giornali di gossip, quindi non è che sia tanto strano) invece le feste sono una pacchia per tutti.
Da quando sono tornata negli Usa, il secondo giorno al supermercato, ancora mezza frastornata tra fuso orario e per esser stata dispersa nella tundra tetesca, sono finita inaspettatamente nella corsia di san Valentino. Tutta cuori, cioccolatini e piume di struzzo. Come per il 90% dei festeggiamenti qui, mi son detta: cazzo, ma di già?!? Ebbene si. Al 20 di gennaio, quando io avevo ancora da disfare l’albero e togliere le decorazioni in giardino (che tra l’altro resteranno lì fino a Pasqua viste le temperature esterne), qui si era già nel trip romantico.
La cosa migliore del san Valentino americano sono ovviamente i dolci. M&m’s special edition rossi e rosa, Peeps speciali a forma di orsetti o cuori, Ferrero Roches in confezioni da 154 e soprattutto cupcakes in tutte le fogge del romanticismo. E poi la mia preferita, la Red Velvet Cake, che ad assaggiarla è ovviamente troppo dolce e troppo nauseante come tutto qui, ma a vedersi, è davvero uno spettacolo. Ho visto anche l’impasto per i pancakes rosa, tra l’altro.
Quindi, domani si festeggia san Valentino, dicevamo. E quello che avrà la giornata più divertente sarà il Sauro. Già quindici giorni fa le maestre della pre school ci han dato una lista con i nomi di tutti i bambini della classe, in modo da preparare le “Valentine” per tutti. Ma tutti tutti, non solo per le bambine, cosa che io ho ovviamente chiesto facendomi guardare con quella tipica espressione americana che grida sexual harassment da tutti i pori.
St. Valentine è per festeggiare quelli a cui vuoi bene, non per chi ami (o meglio non solo per) anche perché in inglese I Love You si usa per entrambe le cose.
Fatto sta che mi trovavo tra capo e collo venti Valentine da creare. Al supermercato ne vendevano di confezionate ovviamente, da Spongebob ai Red Wings ma io ho avuto la bella idea di comprare pennarelli, buste, fogli di carta, adesivi e di mettermi a costruirle con il Sauro, che ovviamente al terzo minuto, dopo aver attaccato due camion e un cuore adesivi ed essendosi impiastrato mani, faccia, capelli e maglietta, ha incominciato a voler assaggiare le scimmie adesive, mandando, come dicono in Francia, tutto in vacca. Il risultato è una simpatica accozzaglia di colori, adesivi, imperfezioni e scimmiette con palloncini a forma di cuore. Una merda, come non ha mancato di sottolineare B1 con il suo solito savoir faire. Tra l’altro ho avuto non pochi problemi anche solo con il capire se i bambini in questione erano maschi o femmine… Sia Keylash che Ayo per esempio son stati decisi essere maschi, se poi son femmine i genitori han solo da imparare a chiamarli da cristiani. E comunque al momento ho un ansia pazzesca di avere sbagliato tutto. Secondo me riceveremo diciannove biglietti (intestati a Gregario, ebbene si, perché le maestre han sbagliato a scrivere il nome sul foglio!) e diciannove sacchetti di m&m’s e daremo in cambio buste mal pennarellate e scimmie amorose appiccicate al contrario. Se non altro non c’è il dubbio che non le abbia fatte un bambino di due anni, almeno spero.
Già me li vedo gli altri genitori, quando apriranno la mailbox della scuola e vedranno i nostri capolavori: “ah si, questa è quella di Gregario, quel bambino italiano con i genitori strani che lo portano al ristorante senza il kid meal. Depennalo dalla lista degli invitati al compleanno, che sia mai che poi arriva con un regalo fatto da lui.”

A parte questo, tutto bene. Xoxo

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