And I’m shrinking, last week I was five foot four.

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Io proprio bene come funziona il sistema sanitario americano non l’ho ancora capito. Nel senso che a me pare di aver percepito che se non hai un lavoro, non puoi avere un’assicurazione sanitaria che paga per le tue cure mediche (visite, esami, medicine…). Forse puoi averne una privata, ma se non hai un lavoro perché c’è la crisi e non lo trovi (e non perchè sei Nicole Richie, per dire), è poco probabile che tu abbia i soldi per pagartela. Allo stesso tempo però lo Stato americano non può garantire un lavoro a chiunque e di conseguenza nega implicitamente le cure mediche ad una parte dei suoi cittadini, no? Come se la sanità fosse un lusso e non qualcosa di cui, chiunque di noi, presto o tardi, tanto o poco, avrà bisogno. Il diritto a cure mediche dovrebbe essere costituzionalmente garantito, a mio avviso, altro che il diritto a tenere il mitra sotto il cuscino.
Ciò detto, io grazie a Dio, o meglio grazie al lavoro di mio marito, un’assicurazione medica ce l’ho. Un po’ sfigata, mi è parso di capire, perché un po’ tutti mi han fatto le pulci per accettarla, ma ce l’ho e fa il suo sporco lavoro. Dopo quasi un anno è comunque assurdo per me che, ogni volta che si ha bisogno di un dottore, perchè sta male e non perché ci si vuole fare un check up completo per la gioia di farlo, ci si debba scontrare innanzi tutto con la burocrazia del “ma poi chi paga?”. Ormai però ci sono abituata. Chiedo un appuntamento, e chiedo se sono coperta, e se si, se totalmente o parzialmente. Poi penso a come funziona da noi in Italia e un po’ mi manca l’efficienza inefficiente della sanità pubblica, dove malato uguale dottore.
Qui le strutture sanitarie sono innanzi tutto delle macchine per far soldi. Un po’ di tempo fa sono andata a farmi togliere una piccola ciste dentro l’occhio all’ospedale specializzato in oculistica dell’università del Michigan. Cinque piani di specializzandi in cataratta e bagni di marmo immacolati. Mi han fatto anche le foto prima e dopo, come quando ti rifai le tette, tutto per cinque minuti di intervento e due botte di laser. E per evitare la querela successiva, presumo, conoscendo i miei polli statunitensi. Comunque, tutta la parte principale dell’ingresso dell’ospedale era un immenso, gigantesco negozio di occhiali, giusto per capire quanto sanità e business siano strettamente legati qui.
Oggi invece sono andata da quello che dovrebbe essere l’equivalente del mio nuovo medico di base, in un Health Centre diverso perché quello dove andavo prima, quello fighissimo super all’avanguardia, universitario con l’acquario gigante e i giochi di Melissa e Doug nella sala d’aspetto di pediatria, e gli adesivi e i lecca lecca a fine visita e i libri in regalo e i camicini con gli orsi e le bilance di Elmo e le infermiere stronze, era troppo impersonale. Non ero mai riuscita a far visitare me o il Sauro due volte dallo stesso dottore perché se avevi un’urgenza (come se si potesse aspettare quando si è ammalati) quello super consigliato e per cui eri stata in lista d’attesa per avere il posto, non era ovviamente disponibile se non dopo 6 giorni, quindi via di specializzando a ri-raccontare ogni volta la tua storia. Quando non ti dicevano che per un rush su tutto il copro in conseguenza della dose cavallina di antibiotico che avevano dato al Sauro, non ti poteva vedere nessuno oggi, ma che ti avrebbero richiamato entro ventiquattro ore. E tu ancora li aspetti.
Il centro nuovo è più vicino a casa, decisamente meno figo, con le sedie e le infermiere un po’ vecchierelle, nessun acquario in sala d’attesa ma solo vecchi numeri di settimanali per anziani. Dai quali ho scoperto esiste ancora la gotta, tra l’altro. e si chiama gouty.<br>Il mio medico è stato scelto solo ed esclusivamente in base alla disponibilità odierna, il che va benissimo per me. Inoltre qui posso prenotare, ricevere i risultati degli esami e far domande al mio medico, online nel mio spazio personale all’interno del loro sito. E siccome io e gli operatori texani o pakistani dei call centre (negli Usa ce n’è uno per qualsiasi cosa) non andiamo troppo d’accordo (come quella volta che volevo rinnovare la prescrizione per la pillola e venni trattata come una adolescente al cui ragazzo occasionale si era rotto il preservativo mentre facevano sesso nei bagni della scuola e spedita alla clinica d’urgenza), sono stata ben contenta di barattare l’acquario per il codice d’accesso agli asciughi medici telematici!
L’iscrizione nei loro elenchi è stata ovviamente perigliosa. Io avevo chiamato precedentemente l’assicurazione per sapere di essere coperta in quello specifico studio ma a quanto pare non sono le assicurazioni che fanno le pulci ai Centri Medici, ma viceversa. Mi erano state fatte domande al limite dello scherzo telefonico, chiedendomi se avevo pregiudizi verso qualche razza in partricolare o se la mia religione avesse credenze che interferivano con le normali cure mediche, ma alla fine ce l’ho fatta.
Come da routine qui, prima di vedere il medico, vieni data in custodia ad un’infermiera, che fa il lavoro sporco, ti misura peso, temperatura e pressione, ti chiede i sintomi e qual’è la farmacia in cui ti fa più comodo ritirare i farmaci, qualora ti vengano prescritti (ebbene si, una gran comodità, ti basta andare in farmacia, dire il tuo nome e ti recapitano il farmaco bell’e pronto nelle boccette del dottor House col tuo nome sopra). Nel mio caso, probabilmente perché straniera, mi è stata anche chiesta la competenza della lingua inglese, da uno a dieci. Ho detto otto, memore dell’esperienza con la parola sinusite, in inglese, che ho cercato di ripetere 16 volte, sbagliando.
Dopo di che è arrivato il medico, che non so se per aver letto questa cosa della conoscenza della lingua (e presumendo mi stessi sopravvalutando) o semplicemente perché avevo detto che ero nuova a tutto questo (intendendo questa cavolo di burocrazia assicurativa però, non la medicina o le sue espressioni idiomatiche) ha iniziato a parlarmi come se fossi sorda o lui stesse parlando cingalese o io fossi particolarmente ritardata.
Che poi di per sé è stato adorabile, competente, gentile e risolutivo però mi ha davvero parlato a gesti molto ampi per tutto il tempo! Tipo quelli che mimano il telegiornale per i sordi, in basso a destra in tv.
Perde l’equilibrio? E si è alzato mimando un mix tra un clown e un ubriacone.
Ha male alle orecchie? Puntandosi un dito verso l’orecchio e facendo una faccia triste.
Adesso le sentirò il battuto cardiaco. Ed ha fatto bum bum con la manina sul taschino della camicia.
C’è possibilità che sia incinta? Mimando la C rovesciata sulla sua pancia.Per dirne un po’.
Giuro.
Tanto che due volte ho dovuto guardarmi intensamente i piedi per non ridergli in faccia.
Alla fine mi ha detto cosa avevo e mi ha prescritto una medicina.
Poi mi ha scritto esattamente di cosa soffrivo su di un pezzo di carta e mi fa: cercalo su Google.
Sono uscita da lì in un mix di incredulità e ilarità.

Questo è il mio nuovo medico e mi piace tantissimo perché mal che vada finiremo a mimare i titoli dei film famosi, nel freddo inverno del Michigan!

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