If you wanna be a big kid, I’ve got some advice for ya.

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E poi venne il giorno che il Sauro decise che lui il pannolino non lo voleva più. Non perché era un bambino grande e scuse del genere ma credo perché tutta la plastica degli orrendi pannolini americani avesse stufato anche lui.
Io appresi la notizia con ben poco entusiasmo, devo ammetterlo. Il Sauro non è mai stato un bambino precoce e quindi mi ero rassegnata a togliergli i pannolini tra gli otto e i nove anni. Quindi decisi di applicare il Metodo Gattini, che, come ben sappiamo, funziona per tutto.
Ovvero non feci niente di niente sperando che il problema si risolvesse da solo. Mi limitai a comprare un set di cinque mutande Disney, taglia quattro anni, qualora avessimo dovuto aspettare ancora un po’ ed a chiedere ad ogni cambio, se voleva pannolino o mutandine (usando questa ben poco virile parola, tanto che ormai lui le chiama ‘indine). Lui voleva quelle ovviamente, visto che avevano disegnato sopra Buzz Lighter e Mike Wasoski mentre i pannolini degli orsetti coccolosi e un po’ strabici. Però poi non è che le usasse in modo tanto diverso. Ci faceva la pipì dentro e continuava a giocare come se niente fosse. Io me ne accorgevo solo dall’andatura da cowboy a gamba larga.
A scuola invece, Bastian-Contrario era diventato bravissimo. Sulla report card mi dicevano che faceva la pipì nel potty tranquillamente e che il pannolino era sempre asciutto.
Decisi allora di abbandonare la mia strenua opposizione verso il vasino (avessi avuto un euro ogni qual volta ho completamente stravolto le mie certezze pedagogiche pre-sauro, avrei già almeno una Birkin) e di comprarne uno da Walmart.
Ovviamente presi il più sobrio ed economico, sicura che non gli sarebbe piaciuto (un altro euro per ogni certezza andata in fumo) e ovviamente lui lo adoró dal momento in cui lo vide. Essendo che negli Stati Uniti la sobrietà è una qualità sottovalutata, mi dovetti accontentare di un trono raniforme delle dimensioni di una Topolino ma vi assicuro che c’era l’imbarazzo della scelta: per meno di 20$ avrei potuto portarmi a casa un vasetto parlante o cantante o ridente. A forma di minigabinetto, di elefante con proboscide o un poltroncino reclinabile dall’aria estremamente confortevole.
Quindi inizió ad usarlo, per la pipì inizialmente, ma per farlo aveva questa mania di mettersi completamente nudo e restarci per ore. A febbraio. In Michigan. Mentre fuori nevicava soffici fiocchi.
Poi per fortuna venne il Messico, con i suoi 30 gradi, patria dei bambini a culo nudo, o così almeno pensava il Sauro che continuava col periodo nudista soprattutto quando doveva approciare il personale dell’albergo che lo premiava con la merce che lui considera più preziosa: gli Ovetti Kinder, che in america sono inesistenti e vietatissimi, probabilmente dopo che qualche ciccione ne ha mangiati dieci interi di fila con tanto di sorpresine.
Da lì in avanti tutto in discesa, nessun incidente a scuola (il primo oggi appena entrati in classe, ma è stata colpa mia che l’ho fatto uscire di fretta senza una puntatina sulla rana) anche se io sta cosa che gli americani definiscano “incidente” un bambino di due anni che si fa la pipì addosso proprio non la condivido. Un incidente è una roba brutta, un po’ di pipì nelle mutande di toy story capita anche ai migliori.
A furia di pedagogicità Gattinica, basata sul ricatto e sul do ut des, adesso ci fa anche la cacca. E si è guadagnato tutta la serie di action figures di Wreck it Ralph, il suo ultimo cartone animato preferito.
Tutto ciò, riflettevo oggi, ha alzato non di poco la mia qualità di vita. Altro che soddisfazioni lavorative, puntate in palestra o dieta detox. Non dover più cambiare una media di 8 pannolini al giorno, tutti i giorni da quasi due anni e mezzo, questo si che è un traguardo. Dovermi preoccupare del troppo pieno, dei rush, di quelli da notte e quelli da giorno. Dei cambi in borsa. Per non parlare dei soldi e dell’immondizia risparmiata.
Potty: 1 – pannolini: 0.
Mamma: 100.

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