He’s chasing the American dream and he’s gonna give his family the finer things.

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Qui c’é la crisi. I negozi chiudono. La gente non arriva alla fine del mese. Ma cosa ne vuoi sapere tu? Tu sai in America.

Ecco. Come se l’America fosse tutta Santa Monica, piscine, palme e Kardashan in kaftano griffato. Come se gli Stati Uniti non fossero la nazione del primo mondo con il piú alto numero di poveri, analfabeti, morti per malasanitá, analfabetismo e clandestini. Come se il razzismo non fosse sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni, malcelato in questa societá per quale a parole siam tutti uguali ma di fatto, ai McDonals e a pulire i bagni pubblici io ci ho visto sempre e solo lavorare dei neri. Qui dove puoi essere licenziato da un giorno all’altro, esattamente come vedi nei film, accompagnato all’uscita con la tua scatola di cartone con il cactus e il regalo della festa del papá che ti aveva dato tuo figlio da mettere vicino al computer. E se perdi il lavoro non pensare neanche ad ammalarti o a pretendere l’oculista o il dentista per tuo figlio, perché qui i sindacati non esistono, i servizi sociali nemmeno, almeno come li intendiamo noi. Qui si lavora di sabato, di domenica, di notte esattamente come di giorno perché il lavoro é un privilegio non un diritto. Meglio? Peggio? Solo diverso? Barattereste la meritocrazia con la sicurezza? La carriera per il diritto al congedo di maternitá lungo un anno? La malasanitá pubblica ma garantita con la super sanitá accessibile a pochi? Ecco.

Questa sera al telegiornale (che poi sui telegiornali americani ci sarebbe un altro bel capitolone da aprire… mi manca l’informazione italiana, e con questo vi do un’idea della situazione qui) ho sentito che a Pontiac era stata indetta un’assemblea straordinaria per decidere con i cittadini sul come affrontare la chiusura della scuola per bancarotta. Allora, Pontiac é una cittadina a 30 miglia da casa mia, a nord, incastrata tra le contee dei ricchi, tra la casa di Eminem e quella di Aretha Frankiln ma nonostante questo ben poco altolocata. Figlia della General Motors, aveva seguito dapprima il suo boom economico per poi cadere nel baratro con la crisi dell’automotive. Un po’ come Torino, o Termoli, o Termini Imerese. Ma solo un po’ peggio. A Pontiac ci giocavano i Lions, la squadra di football del Michigan, quando ancora Detroit era terra di nessuno. La Pontiac era una marca di auto della GM, se non vado errata, anche questa dismessa per colpa della crisi. Pontiac ha piú o meno lo stesso numero di cittadini del luogo nel Torinese dal quale vengo io, e una sola grossa scuola, la Pontiac High School che ha dichiarato che da metá maggio non avrá piú i soldi per pagare i professori, chiudendo il bilancio con un buco da 37.7 milioni di dollari. Ci sono state proteste ovviamente e dimostranze. E a chi voleva é stata la parola in una civilissima assemblea pubblica. Ma la sostanza non cambia. Niente stipendi, niente professori, niente lezioni. Con una settimana di anticipo. Meglio? Peggio? Solo diverso? Non é proprio la precarietá che si sta cercando di debellare da noi? Qui la precarietá non é solo quella di non sapere quanto e dove si lavorerá anno dopo anno. Qui la precarietá vuol dire che la tua scuola chiude, e ciao lavoro e ciao assistenza sanitaria. Per non parlare delle nomine fatte per meritocrazia. Gli studenti votano il tuo operato, non esiste la nomina di ruolo a vita dall’alto. O sei bravo, competente, disponibile e apprezzato o ne assumiamo un altro e a te tocca finire in una scuola come quella di Pontiac. Ecco.

Per questo mi incazzo quando mi si dice che io non so e non capisco. Le nazioni cadono e si rialzano, corsi e ricorsi Vichiani, i modelli lavorativi si evolvono, la flessibilitá la fa da padrone. Nel resto del mondo ci si indigna e si fanno le rivoluzioni, ma poi ci si piega anche al potere del cambiamento. Si cambia lavoro, cittá, stato, orario e stile di vita. Ci si reinventa. Si cade ma ci si rialza. Ci si aiuta, non tra tutti, ma tra ghetti, ma ci si aiuta. Ci si prende le proprie responsabilitá senza fare del qualunquismo spiccio. Si prendono decisioni scomode ma necessarie.

In Italia si scende in piazza solo quando la Juve vince lo scudetto.

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