Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare.

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Viva l’Italia.
Le lenzuola stese al sole che si asciugano in un’ora e poi hanno quel profumo che nessuna asciugatrice mai. Le lenzuola di lino, quelle della nonna.
L’acqua del rubinetto che sa di ruscello di montagna (non ovunque lo so, ma a casa mia si) e non di cloro e ruggine e pioggia.
Le mamme delle compagne di scuola delle cuginette che si ricordano il nome del Sauro, e lo invitano ai compleanni.
Le maestre che son state le mie.
Le spese al supermercato dove vorresti comprare di tutto e la carne rosa e il vitello tonnato. E le uova Kinder ovviamente.
Lo street food che non è junk food.
Le scarpe di pelle, e non di plastica. I pigiami di cotone, e non di poliestere.
La sanità pubblica. Il pediatra che si ricorda di tuo figlio. Il servizio vaccinazioni dove puoi effettivamente parlare con qualcuno e non solo ad un call centre anonimo in Nebraska.
21 centesimi per l’antibiotico, lo stesso per tutti, assicurazione sanitaria o no.
La gente per strada che passeggia e mangia il gelato. La gente in generale, le code, il casino. Camminare per la città, le vie pedonali, il Sauro che insegue i piccioni.
Gli amici, il bar, la focaccia con le olive.

Abbasso l’Italia.
I parchi giochi che chiudono alle 17.15 e il martedì non aprono proprio.
Le cacche dei cani, ovunque. I mozziconi di sigarette. I parcheggiati in terza fila. La moneta nel carrello. La gente che chiede l’elemosina. I’Inps che mi viene a chiedere documentazione (e soldi) del 2007. La crisi negli animi. I negozi chiusi. Il malcontento generale.
I pazzi che passano in pieno incrocio col rosso a mezzanotte in corso Orbassano.
Cercare parcheggio per un’ora quando vorresti fare qualcosa di figo.
Il prezzo dei giocattoli, tre volte tanto.
“Qui va sempre peggio”. La borsa che scende, la disoccupazione che sale. Le polemiche politiche. Beppe Grillo a capo dei qualunquisti indignati. Ha perso anche lui. La faccia, la battaglia e il consenso popolare.
A far le rivoluzioni non siam mai stati capaci quindi non ci resta che piangere e lamentarci e darci fuoco negli uffici comunali.

Sono in Italia da due settimane ed è un odi et amo continuo.
Se non quando si parla di cibo, che quello è amore incondizionato. E incredulità, sempre.
Quindi, per quel che ne sarà del mio futuro, gattini.

Ah e poi c’è Zara, che merita un capitolo a sè. Che io vorrei solo consigliare, dall’altro del mio esame al Politecnico in Marketing Industriale, al sig. Ramón Zara, che, forse che forse, se a fine stagione tutte le S e XS dei suoi favolosi abiti si trovano ancora sugli appendini in negozio, magari sarebbe ora di prendere un po’ più di M e di L. Giusto così per incrementare le vendite. Che poi io lo capisco che i pantaloni con fiori e colibrì lui li abbia pensati per chi ha le gambe secche e non il mio culone, ma purtroppo per lui l’italiana (o la spagnola) media sono io, e non Esther Cañadas…

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