Let the children lose it. Let the children use it. Let all the children boogie.

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La parte difficile di vivere all’estero é principalmente cercare di trovare un equilibrio tra le similitudini e le differenze con quello a cui eri abituata. Crescere, imparare, prendere il meglio e scartare il peggio. Lodare e criticare, costruttivamente, potendo. Io da quando sono qui ho imparato molto, innanzi tutto su me stessa, sui miei meccanismi di funzionamento, sui miei limiti ma anche su quelli che non avrei mai pensato di poter superare. Ho imparato a superare i momenti di crisi quando non c’é nessuna spalla su cui appoggiarsi e che non é vero che la felicitá é reale, solo se condivisa. Ho imparato ad adattarmi a questo strano modo di comunicare con le persone che amo e che son lontane, prendendo il meglio, quando posso, senza stare a lagnarmi se il resto del mondo va avanti con la propria vita, a seimila chilometri di distanza. Ho imparato che chi é davvero importante non si dimentica di noi, anche se ci si vede una volta l’anno o magari neanche quella. Insomma, é come se qualcuno mi avesse dato un libretto delle istruzioni, di me stessa e forse sto imparando a capirci qualcosa di piú.

Comunque tutto questo volo pindarico voleva essere un semplice preambolo ad una delle differenze culturali che ultimamente mi saltano piú all’occhio. L’educazione dei figli. E voglio premettere che son sicura gli americani non abbiano trovato la formula perfetta, e che potete star qui a portarmi esempi di ADHD e Ritalin, e bambini obesi per non parlare di adulti che sparano a caso nei cinema, ma secondo me qualcosa da imparare c’é sempre. Ed a mio avviso dalle famiglie del Michigan, noi, personalmente, dobbiamo mettere da parte qualche credenza tipicamente italiota e apprendere una serie di concetti base.

Innanzi tutto, basta con sta scemata che “Son bambini!”, tipica litania che attraversa tutto lo stivale, dalle bocche dei nonni ai genitori apprensivi. Son bambini, é vero, quindi non devi mandarli a cucire palloni o pretendere che stiano zitti al cinema per tre ore o seduti al ristorante per due, ma non c’é nessun impedimento al fatto di essere educati (i bambini americani, tutti, salutano, ringraziano, tengono le porte agli adulti…), timorati dell’autoritá materna (se chiedi ad un bambino se vuole qualsiasi cosa, qui, lui prima guarderá la mamma o il papá per approvazione), rispettosi dei giocattoli altrui, grati per quello che hanno, anche se troppo. E non dico di non aver mai visto nessun bambino americano coricato nei corridoi di Toys r Us a sbattere i pugni per terra per un giocattolo, o urlare al ristorante o essere semplicemente un bambino che fa i capricci. Dico che i capricci vengono molto meno tollerati, non per sadismo ma per la volontá e la capacitá di allevare giovani adulti facendogli capire come funzionerá il mondo piú avanti e non giustificandoli perché sono piccoli. Non si é mai troppo piccoli per imparare l’educazione e il rispetto, dico. Anche se é solo una questione di facciata. Non ho mai davvero visto nessun bambino o adolescente mancare di rispetto ad un genitore, almeno in pubblico. Né ho mai avuto la sensazione, parlando dei teenager, che si aspettassero qualcosa dai propri genitori perché dovuta. Per pagarsi l’universitá si lavora, per esempio, anche se non ce ne sarebbe bisogno. E di conseguenza si creano studenti piú motivati, piú vicini al mondo del lavoro (pulire i tavoli al diners, dico), piú responsabili. Non piccoli imprenditori parcheggiati in Bocconi solo per uscirne 10 anni dopo con pretese di funzionariato.

Io in primis mi rendo conto di essere estremamente carente nei concetti base della buona educazione (non intesa come il galateo eh!). Le scuse che mi trovo sono quelle che il Sauro sia sostanzialmente un bambino buono e tranquillo che non ha mai necessitato di particolari cazziatoni educativi. Inoltre (purtroppo) ha vissuto l’ultimo anno e mezzo in un ambiente popolato piú da adulti che da bambini, se si esclude la mattina all’asilo, e questo ha posto comunque un limite al suo apprendimento delle dinamiche di interazione tra piccoletti. E poi ammettiamolo, spesso sono troppo stanca e troppo sola per essere veramente motivata ad agire nel modo giusto e a non far finta di niente all’ennesima cosa che non avrebbe dovuto fare. Questo peró alla lunga, anche col bambino piú bravo del mondo, cosa che onestamente il Sauro non é, e soprattutto con l’aumentare di etá e di consapevolezza, ha portato la situazione un po’ fuori carreggiata. Tipo io parlo e lui fa finta di niente. Io urlo (urlo urlo urlo) e lui imperterrito continua a colorare la moquette. Io proibisco e lui continua a mangiare il pane bagnato nel bicchiere di acqua strizzandoselo allegramente addosso. Io dico che é ora di andare a dormire e lui passa l’ora successiva ad alzarsi dal letto, costringendoci a provare tutte le tecniche di convincimento, dal treno dei baci alle minacce di morte. E come ultima cosa si lancia a tutta velocitá nel mezzo della strada davanti a casa nostra (sempre poco trafficata é vero, ma tant’é…) con la sua auto elettrica, senza minimamente curarsi del fatto che potessero arrivare delle macchine, facendomi perdere 10 anni di vita al momento e numerose notti insonni successivamente a pensare “ma se…”.

Quindi sono arrivata alla conclusione che era ora di cambiare metodo educativo, di correre ai ripari prima che fosse troppo tardi, e nello specifico di fare quella che gli americani chiamano Sticker Board e che di sicuro vi é capitato di vedere da qualche parte, come una puntata di Sos Tata o una di SpongeBob, ovvero una griglia, con tante caselle, nelle quali il bambino attacca una stellina ogni volta che fa una cosa positiva. Ovviamente le stesse stelline possono essere rimosse ogni volta che si comporta male. Ogni otto/dieci/venti stelline, il Sauro riceverá un regalo, per essersi comportato bene. Il vecchio sistema del ricatto insomma, che funziona benissimo tra il primo novembre e il 25 dicembre a casa nostra, usando come scusa il giudizio imparziale di Babbo Natale, pena un albero spoglio di regali, ma purtroppo non é natale tutto l’anno e per i restanti dieci mesi, gli adesivi dovrebbero funzionare alla perfezione allo scopo intimidatorio. A dire il vero ne avevamo giá fatta una, quando aveva iniziato il potty training notturno (e mi spiace usare un termine inglese, ma io la parola “spannolinamento” mi rifiudo di usarla, sorry my friends) ed aveva funzionato alla grande.

Nello specifico, la nostra tabella ha cinque argomenti: lavati i denti, vai a fare pipí quando ti viene detto, finisci quello che hai nel piatto, vai a dormire senza fare storie e rimetti a posto i giocattoli a fine giornata. Ci sono anche degli splendidi pittogrammi da me disegnati, con risultati assolutamente imbarazzanti, che peró il Sauro ha apprezzato da subito. Quindi da tre giorni a casa nostra regna la legge delle stelline. Stelline messe, stelline tolte, stelline promesse, stelline minacciate. Pare funzionare. Per ora il lavaggio denti é in testa mentre il clean up time (metti a posto i giochi) é il fanalino di coda. Vi aggiorneró sugli esiti e speriamo che finisca presto almeno una riga perché non vedo l’ora di giocare quel Minion col fucile spara puzzette che ho giá comprato in offerta a 6$ e tenevo da parte per le giornate di pioggia!

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2 thoughts on “Let the children lose it. Let the children use it. Let all the children boogie.

  1. Ho solo 22 anni, studio, e non ho figli, ma volevo comunque farti i complimenti per il post che hai scritto riguardo all’educazione dei bambini. Secondo me hai perfettamente ragione riguardo a come spesso si giustifichi stupidamente la maleducazione dei bambini : lavoro in un negozio ( non per effettivo bisogno, i miei hanno sempre creduto nel valore educativo del lavoro, e ora ci credo anche io!)della riviera romagnola e vedo ogni giorno tantissimi bambini maleducati che addirittura si permettono di strappare le piante del negozio nell’indiferrenza totale dei genitori. È da tempo che medito di andare a lavorare all’estero per vari motivi ma non ultimo anche per le ragioni che hai esposto tu, mettersi in discussione e prendere il meglio di ogni cultura,anche nell’educazione . Complimenti anche per il blog in generale, i tuoi racconti sono privi del patetismo che si trova spesso nei racconti sul proprio quotidiano e sono anche divertenti secondo me!

    Bea

    1. Grazie mille. Secondo me la cosa piú importante e non pensare mai di sapere tutto, mettersi in discussione, cercare di migliorarsi ogni giorno, in ogni campo, anche quello di genitori.
      Figli piú responsabilizzati (sgridati e meno coccolati se vuoi) secondo me saranno adulti piú felici perché piú pronti ad affrontare la vita da grandi.
      Cmq si, lotta per la tue esperienza all’estero, ovunque sia, che secondo me farebbe del gran bene a tutti, vedere un po’ le cose da un altra prospettiva. Anche perché vista la situazione italiana odierna, c’é ben poco da rimanere…
      Grazie ancora di tutto, un abbraccio!

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