Wishing that heroes, they truly exist.

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Negli Usa tutto é scandito da date ben precise. Due weekend fa, tutte le case vicino a me tagliavano gli alberi, per dirne una, lo scorso era pieno di garage sales. Non so se ti diano il calendario di “quando fare che cosa”, con la green card, ma a me per la maggior parte queste abitudini sono sconosciute, quindi mi adeguo come posso e probabilmente lavo le federe dei cuscini del divano il giorno sbagliato ( si é vero, non le lavo proprio, ma era per dire).

Nonostante Halloween sia incalzante da un po’ e io abbia giá anche visto in vendita da Cotsco i biglietti di Natale, che la macchina del consumismo qui non si ferma mai, neanche il peggior genio del marketing puó realmente pensare di fare i soldi veri su di una festa che arriva tra tre mesi, simbolo del freddo e del gelo, nei 30 gradi umidi che ci sono sta mattina qui. Quindi, per spezzare la monotonia che va dal 4 luglio al 31 ottobre, ci hanno messo il Labor Day, che in pratica sarebbe il nostro Primo Maggio anche se effettivamente non ha nulla a che fare, se non forse per qualche origine storica a me (e alla stragrande maggioranza degli americani, son sicura) ignota, con i diritti dei lavoratori. Il Labor day, che cade sempre il primo lunedí di settembre, é sostanzialmente la data che segna la fine dell’estate e l’inizio della scuola. Nonostante qui faccia ancora caldo, il giorno dopo il Labor Day é ufficialmente autunno. Si interrompono molti mercati all’aperto, iniziano gli orari ridotti dei parchi, e soprattutto chiudono, con nostro enorme sconforto, splash park e piscine per bambini anche se il clima sarebbe ideale per continuare ad andarci.

Da qui, all dirottare le masse verso i centri commerciali peró il collegamento non é cosí intuitivo. Da noi al Primo Maggio si fanno le costine e le prime gite in montagna; mal che vada ci guadagnano i macellai e perdono i maiali, ma niente che svolti l’economia. Invece qui si sono inventati il Back To School che é la trovata geniale per convincere l’americano medio che ha bisogno piú o meno di tutto: quaderni, biro, matite, pastelli a cera, stickers, copertine per i libri, zaini, panierini porta pranzo. Come se alla fine della scuola, l’estate precedente, tutti avessero fatto un gran bel rogo del materiale scolastico ed avessero bisogno di tutto, di nuovo. Forse davvero sul famoso calendario dell’americano vero c’é una data “brucia la cartella in giardino” e io non lo so. Tra parentesi in tutto ció il mistero piú misterioso, che mi attanaglia dalla scorsa primavera quando ne cercavo uno per la mia nipote che a settembre inizierá la prima elementare, é l’assenza di portapenne tra il materiale scolastico in vendita. Avete presente quei magnifici portapenne italiani a cartucciera che potevano contenere, divisi in scomparti, 72 Stabilo, 54 Caran d’Ache, 16 gomme, penna stilo, cancellino e un set completo di squadre e righelli? Qui non esistono. Ci sono solo tristissimi astuccini con zip, monocolore, minuscoli. Tutt’al piú di latta, con qualche principessa disegnata. Sono sicura che anche qui ci sia un motivo recondito per cotanta mancanza, come per gli ovetti Kinder, ma anche questa volta, il perché mi é ignoto.

Non paghi peró,considerato che, per quanto siano adorabili, non credo che il business dei Crayola aiuti piú che tanto l’economia, la maggioranza degli sforzi pubblicitari si é concentrata sull’insediare nel cervello di ogni scolaro, la terribile domanda: “hai l’abbigliamento giusto per il primo giorno di scuola?”… Una sorta di: l’apparenza conta, l’abito fa il monaco e se sbagli il look del tuo primo giorno potresti finire tutto l’anno a pranzo nel tavolo degli sfigati. (in questa pubblicitá te lo dicono chiaro e tondo tra l’altro.) Io avessi otto anni ne sarei terrorizzata. É quindi giú a creare abbinamenti che denotino la tua personalitá al primo sguardo: l’incredibile romantica, la secchiona con stile, la ribelle ma neanche poi troppo, il quarterback popolare o il simpatico occhialuto, eccetera.

Quindi, al costo di sembrare tremendamente mia madre quando lo dico, anche il ritorno a scuola é diventato un business. Che giá il fatto di non avere nessun compito a casa, per due mesi, a me pare tremendo. Fateli almeno leggere, queste povere creature. La Capanna dello Zio Tom, Huckleberry Finn o anche solo un po’ di Roal Dahl. Due operazioni in colonna, ripassare due tabelline, non dico tanto. E invece niente. Estati oziose da J C Penny a cercare il perfetto abbinamento tra la cover del quaderno di matematica e i lacci delle All Star.

Beata gioventú. 🙂

E se volete farvi una cultura sull’argomento, basta digitare “Back to school commercial” su YouTube. Provare per credere.

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