I knew you were trouble when you walked in.

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Negli Stati Uniti, o meglio nella provincia del Michigan, le donne, potendo, si sposano e fan figli senza mettere in alcun modo in discussione la cosa. Anzi prima é, meglio é. A dire il vero, non conosco nessuna che non l’abbia fatto. Piú volte. Anche con mariti diversi. Ed é vero che far figli qui é piú semplice che in italia, ma é anche vero che bisogna avercene la voglia. In Italia invece conosco un sacco di gente, donne in primis, che di far figli non ne hanno nessuna intenzione, pur essendo in sanissime, stabilissime e sicuramente durature relazioni amorose. E nonostante tutto l’imposizione sociale che aleggia nell’aria é ancora fortissima. E guai a sposarsi poi e decidere che figli non se ne vogliono, perché si sta bene cosí, perché si vuole fare carriera, perché si preferisce fare vacanze di tre mesi in Nepal, zaino in spalla invece che a Riccione al villaggio vacanze con baby dance. Se uno decide che i figli non li vuole, alla fine é un po’ egoista. O ha problemi di sterilitá nascosti. O lui di sicuro se la fa con la segretaria e non la ama davvero. Nessuno dice peró che aver figli é un cazzo di lavoro difficile, soprattutto se a seimila chilometri da chiunque potrebbe darti una mano, senza farsi pagare profumatamente per farlo. Fare figli ha un sacco di contro, ammettiamolo.

  1. Niente piú sane dormite. Niente piú sveglie a mezzogiorno e colazione con la pasta al sugo. Pisolini ristoratori sul divano alle quattro della domenica pomeriggio, quando fuori piove. Con un figlio é ben piú probabile che tu ti ritrovi a fare cupcakes, riducendo la tua cucina un disastro a cinque minuti dall’inizio lavori, quando lui si é gié stufato e tu passerai le successive due ore a pulire residui di uova dalle piastrelle.
  2. Di conseguenza, niente piú casa pulita, mai. Trenta secondi dopo aver passato l’aspirapolvere qualcuno verserá un intero pacco di M&M’s nell’interstizio tra il frigo e i fornelli. Oppure fará scene strazianti per mangiare crackers, yogurt o banana sul divano, con tutto quello che ne consegue. E tu cederai perché dormi troppo poco.
  3. Niente piú proprietá privata. Che sia l’iPad, la tua collezione di Kidult Toys arrivati direttamente da Tokio, libri d’arte, il retro della tua auto, vasi Baccarat, tavolini di alto design o semplicemente la tua scrivania Ikea, con le tue cose, messe nel tuo ordine. Che poi ammetto che si possa anche essere madri piú severe di me e mettere il veto a tutto, insegnandogli (e facendogli rispettare) che certe cose sono di mamma e non si toccano, ma subiranno comunque costanti attentati. Pennarelli indelebili (che quelli lavabili non se li fila nessuno in certe occasioni), mani sporche di marmellata o sugo o diosacosa, urti volontari o meno, pagine girate con troppa foga, bicchieri di succo appoggiati dove non si deve.
  4. Niente piú privacy. Io non ricordo l’ultima volta che ho fatto il bagno nella vasca senza che qualcuno, prima o dopo, ci si infilasse portando con sé draghe, dinosauri e pistole ad acqua (e non era mio marito in vena di strani giochetti!). Per non parlare della cacca. Credo che i bambini nascano dotati di un pupú-radar. Possono essere assorti davanti alla tv a guardare il loro cartone animato preferito o presi dal gioco piú divertente dell’anno, eppure, quando tu ti assnenti di soppiatto per andare in bagno, loro lo sanno, e alla terza pagina di Us Weekly, seduta sulla tazza credendo di averla scampata, alzerai gli occhi e ti troverai qualcuno che ti guarda fisso, sorridendo. Ti tiro l’acqua? Ti strappo la carta igienica? Oppure mi siedo solo sul tappetino davanti a te e ti fisso?
  5. Niente piú programmi per adulti in tv all’orario della merenda. Spongebob vincerá su tutto, dal telegiornale, alle repliche di Sex and the City. Ricordo ancora che per vedere in diretta la fumata bianca del Papa ho dovuto tirar su una lotta di quartiere che i vicini ancora ricordano come “il giorno che la mamma urló e urló e urló”.
  6. Niente piú tempo per le frivolezze solo tue, tipo sistemarti le sopracciglia prima di sembrare Diego Abatantuono, metterti lo smalto alla perfezione senza immancabilmente rovinarti un paio di dita per recuperare una importantissima macchinina da sotto il divano, leggere il September Issue di Vogue in una volta sola, prendere il sole in giardino (o anche in spiaggia), far colazione con calma. E in silenzio.
  7. Niente piú vacanze decise all’ultimo secondo, weekend prenotati la mattina per la sera, partenze intelligenti alle 2 del mattino, tanto poi domani si dorme. In compenso partenze per weekend alla casa al mare con bauli da far invidia alla regina Elisabetta. Biberon, scaldabiberon, pannolini, sdraiette, cambi su cambi, libri giocattoli, ricchi premi e cotillon. E se vai in albergo assicurati che abbiano messo il lettino in camera. E se affitti la macchina, l’avranno il seggiolino omologato?
  8. Niente piú cene alle dieci, in ristoranti raffinati e minimalisti. Dopocena eterni, a chiaccherare con gli amici, senza guardare l’ora e chiedersi se non sará troppo tardi per la baby sitter o se il bambino stará dormendo o giocando a Tarzan sul letto. Niente piú aperitivi che non prevedano anche succo di mela, pastelli a cera, libri da colorare, Tom & Jerry.
  9. Niente piú chiacchere di coppia, al tavolo davanti ai piatti sporchi della cena, chiacchere che non includano asili, tasse da pagare, problemi infantili, sai cos’ha fatto oggi? domani come ci organizziamo? smettila di saltare sul divano che vomiti la cena. Niente piú tempo di qualitá, se non quello voluto, sudato e cercato e sempre troppo poco. E essendo sempre troppo stanchi.
  10. E soprattutto, sopra tutto, niente piú vita di prima, dove eri tu e solo tu (il marito, il cane, la mamma forse, ma non allo stesso modo ve lo assicuro) il centro del tuo mondo. La costante e perenne responsabilitá per l’esistenza, la felicitá, il futuro di qualcun altro. Qualcuno che ami sopra ogni cosa e in un modo cosí totalizzante e opprimente da trovarti la notte a pensare che se solo gli succedesse qualcosa, tutto sarebbe finito. La paura, quella vera, che prima non sapevi neanche esistesse.

Eppure.

Eppure. Anche se ci ho messo tre minuti a stilare una lista di dieci contro e son sicura non ci metterei di piú a trovarne altri dieci, una volta che un figlio ce l’hai, tutto questo non conta piú. O meglio, porconi ancora quando lui si sveglia alle sette della domenica e invidi la libertá e le sopracciglia e la casa pulita delle tue amiche senza figli, ma sul piatto della bilancia le due cose non sono neanche minimamente comparabili. L’incoraggiante veritá é che prima di fare un figlio queste cose uno non le sa. Certe cose ce le si puó solo figurare dopo averle davvero provate, sulla propria pelle. Un po’ come i benefici (dicono) del correre cinque chilometri al mattino presto o (dicono) della dieta tisanoreica. Puoi continuare a mangiare fritto misto davanti alla tv tutta la vita ed essere veramente felice lo stesso. Né piú ne meno di me, ma piú magra, con le sopracciglia piú curate e piú soldi da spendere in vestiti da Gap per te invece che da H&M Kids.

N.D. R.: Questo post é stato scritto piú o meno nello stesso tempo impiegato da Dante Alighieri a scrivere il Sesto Canto dell’Inferno, dopo aver messo speranzosamente il Sauro a letto alle ore ventuno. Ora sono le ventitré e diciannove. Il Sauro si é appena alzato per qualcosa tipo la trentaseiesima volta, urlando “What’s that?” a volume da stadio. Era un tuono. Nell’ordine, prima voleva un bacio, poi piangeva perché si era fatto malissimo, poi si era spento il carillon, aveva freddo, aveva caldo, aveva sete, doveva fare la pipí, voleva sapere dov’era il suo garbage truck, voleva ricordarmi di ricordare ai nonni che lui voleva un altro garbage truck per il suo compleanno, voleva dirmi qualcosa ma poi se l’é dimenticato, voleva un altro bacio. Io e Erre nell’ordine abbiamo urlato, sgridato, minacciato, implorato, blandito, promesso, riminacciato, pregato, cantanto, suonato, ballato e siamo stati davvero ad un passo dal provare col gas. Purtroppo che qui negli Usa vadano di gran moda le piastre elettriche.

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6 thoughts on “I knew you were trouble when you walked in.

  1. Io domenica sera, in previsione rientro in quel posto altamente fashion in cui lavoro, mi sono pittata le unghie di un bel baby blue tanto di moda… Dopo averne ficcate 2 nel pannolino di picco e 3 ancora umide sono finite nei capelli di V che a tutti i costi voleva farsi togliere i codini proprio in quel momento li, ho deciso di rimuovere il tutto dopo mezz’ora e neanche tanto bene…

  2. Inoltre stasera ho cercato di fare la cacca con rubi che prima si tirava su sul bidet x andare ad aprire l’acqua e poi si è ficcato direttamente tra le mie gambe in piedi a fissarmi. Alché ho desistito. Se rinasco mi fidanzo con Camilla.

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