It’s our song we can sing if we want to.

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(dal diario di bordo del 31 agosto 2013)

Tutto quello che ho sempre detto sui bambini americani, che son bravi, educati, giudiziosi? Dimenticatevelo. Sono da qualche parte nel cielo tra Detroit e Los Angeles a 36mila piedi di altezza seduta davanti alle peggio bestie selvagge di bambini. Il Sauro, da perfetto frequent flyer ha dormito per un’ora e mezza. Almeno fino a quando la bestia selvaggia maschio non ha deciso di emettere una specie di verso tipo BAAAA, a ripetizione, per mezz’ora buona. Adesso lui guarda Wrech it Ralph mangiando pretzel Delta mentre dietro si scatena il finimondo. Che già io non sono nota per la mia tolleranza e pazienza, soprattutto quando sono stata svegliata alle 6.50 da un bambino che doveva assolutamente controllare che la sua valigia ci fosse ancora, e per paio di volte mi son già dovuta trattenere dal girarmi e prenderli a male parole, sti bambini urlanti. Tra iPad, video, telefonini, colori che non sporcano e cibo da viaggio, far stare buono un bambino in aereo non è più un’impresa titanica, ve lo dico io. Soprattutto per poco più di quattro ore, una passeggiata per noi che quando va bene sono otto di fila.
E la madre californiana che fa? Invece che tentare di mantenere un po’ di disciplina? Cerca di insegnare a leggere a sti unni, che avranno cinque anni in due, se va bene. Perché i bambini americani prima imparano a leggere, scrivere, contare e riconoscere i colori meglio è. Un treenne (il mio, per citarne uno a caso) che non sa cantare l’abc, è considerato una brutta compagnia. Non saper scrivere il proprio nome poi, l’onta peggiore. Forse per quello che si chiamano tutti Boe e Joe e Leo…
La scuola, quella dell’infanzia, genera un’ansia da prestazione senza pari. Arrivare al Kindergarden, che è l’anno di “asilo” obbligatorio (credo) e pubblico (comunale ovviamente), prima dell’inizio di quelle che sono le nostre elementari, senza saper leggere e scrivere è considerato roba da ritardati. Poi credo capiti abbastanza spesso, visto che la pre-school, che è quella che fa il Sauro adesso, fino a quando avrà 5 anni, è molto cara e quasi nessuna madre che non lavora (qui la percentuale è molto alta, avendo figli piccoli e soprattutto perché rientrare nel mondo del lavoro dopo 5/6 anni di “maternità” è assolutamente normale) tiene i figli a casa o al massimo mandarli a queste pre-school comunali, sei/otto ore a settimana. Quindi spopolano questi programmi per il computer per istruire tuo figlio privatamente a casa. Come se a due anni non avessero di meglio da fare che imparare a leggere davanti al pc guidato da un topo saccente, o più che altro, tutto il tempo del mondo, successivamente, per farlo. La naturale
conseguenza delle cose è tutta un’altra serie di iniziative per far si che i bambini, che davvero entro i cinque hanno imparato a fare le divisioni in colonna, e arrivati in prima elementare si stufano a morte in classe, possano continuare con l’apprendimento casalingo, tramite tutor online, corsi video, ecc… In particolare viene accentuata in modo tremendo la problematica del non inserimento dei bambini in un contesto scolastico per il quale quindi l’home schooling è considerato la soluzione ideale.
Poi ci stupiamo che a sedici anni, sparino ai compagni.
Io capisco il bambino del Michigan che vive nell’upper peninsula a 150 miglia dalla scuola più vicina, nato con un destino: la caccia al cervo, la pesca alla tilapia, la mimetica al posto del pigiama e sedici figli biondissimi con la compagna di banco delle elementari. A no. Del banco della chiesa dico. O forse la vicina di casa. Comunque, qui l’istruzione a casa non è considerata un’eccezione, destinata agli eremiti e a quelli cagionevoli di salute, come Clara di Heidi, ma la norma, per evitare la cosa più importante a mio avviso, del percorso scolastico, che non è l’abc o le tabelline, ma la dura scuola di vita, appunto. La convivenza con gli altri. La convivenza con quelli diversi da te. (Che effettivamente è limitata, essendo che comunque devi andare a scuola nel tuo distretto, dove vive la gente che puó permettersi uno stile di vita come il tuo.) Quelli che cercano di rubarti la merenda. Quelli a cui cerchi di rubare la merenda e per questo finisci dal
preside. Il cazziatone della maestra, davanti a tutti. Mangiare i finocchi bolliti anche se ti fanno schifo. Essere l’ultimo scelto per la squadra di pallavolo. Prendere il voto peggiore della classe. O quello migliore.
Quindi è normalissimo non voler affrontare la scuola, con le sue esperienze, terribili, eccezionali e soprattutto formative e essenziali a creare adulti in grado di relazionarsi in maniera sana col prossimo.
Le maestre dal lato loro sono le prime ad avere un programma scolastico che va avanti come un caterpillar, incuranti del reale livello di apprendimento della classe. Se tuo figlio è troppo lento, ti viene “consigliato” di cambiarlo di scuola, o istruirlo a casa, appunto.
E questa cosa noi l’abbiamo provata sulla nostra pelle. Il Sauro non è considerato più avanti degli altri perché sta crescendo bilingue, ma più indietro rispetto alla sua classe che (graziealcazzo) bilingue non è. Dovreste parlargli inglese anche a casa, ci han detto, se lo volete al passo con gli altri, parlando del linguaggio. Cosa che a noi ovviamente non interessa. Il Sauro ha il suo passo, imparerà con i suoi modi e i suoi tempi ed ha tutto il tempo del mondo per farlo. Il fatto che noi gli parlassimo inglese non sarebbe solo contro producente ma pedagogicamente sbagliato.
Nozioni di bilinguismo zero, nonostante la retta salatissima e l’ampia presenza di bambini stranieri in un’area come Detroit dove si stanno spostando moltissimi europei.
Ma dopotutto perché qualcuno dovrebbe conoscere un’altra lingua, oltre a quella della nazione più figa, potente, meravigliosa e avanzata al mondo?
Comunque, in questo volo pindarico, passando sopra il Grand Canyon, siamo arrivati a 25 minuti da Lax. I mostri selvaggi nel sedile di dietro non hanno imparato a leggere ma in compenso han fatto una gran battaglia a colpi di noccioline. Ora il Sauro si è
unito alla cagnara e io lo lascio fare, che tanto dei tre è quello che a meno danni.
Per il resto San Diego ci aspetta, e che per i prossimi quindici giorni siano solo mare, palme, piscine, tramonti, spiagge e surfisti.

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4 thoughts on “It’s our song we can sing if we want to.

  1. assolutamente d’accordo sul non parlare inglese a casa col Sauro. Mi stupisce che delle insegnanti considerino un bimbo bilingue “indietro” rispetto agli altri, quando è risaputo che è solo una questione di tempistiche. D’altra parte quando cerco annunci per insegnare in asili (costosissimi tra l’altro!) e vedo che la competenza richiesta è 18 anni e aver finito l’high school, capisco molte cose e mi demoralizzo anche perché dopo anni di studio non vorrei finire a fare la baby sitter in un asilo :/ Buona vacanza!

    1. Nella scuola del Sauro ci sono maestre poco più che ventenni a capo delle classi dei piccoli e piccolissimi. Devono essere certificate ed aver seguito corsi speciali però sono pur sempre giovanissime.

      1. Uhh, capitato per caso nel caso nel blog. Bello sapere di altri italiani residenti qui in Michigan. Saluti da Midland!
        ed

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