Radha-Ramana Hari, Govinda Jaya Jaya.

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Proprio quando pensi di essere in un paese nuovo da sufficientemente tempo per averne scoperto i segreti, succede qualcosa che non ti immagini. Ieri quando Erre é tornato dal lavoro, trovandomi sugli scalini del garage a leggere il catalogo di Victoria Secret’s (cosa che, tra l’altro, nuoce gravemente all’autostima) perché il Sauro aveva appena fatto una delle scene piú drammatiche della sua breve esistenza, tentando prima di strangolarsi con la cintura di sicurezza, poi di aprire la porta dell’auto in corsa, tutto urlando, piangendo e sbraitando e arrivati a casa non voleva sentire ragioni e scendere dalla macchina, lui invece era appena tornato da un posto surreale.

In effetti, andando a riprendere il Sauro a scuola, sbaglio che avrebbe portato alla crisi isterica del decennio, avevo notato, nel nostro compound, un sacco di macchine parcheggiate davanti ad una casa vicino alla nostra ed un cartello che diceva: estate sale, che nella mia ignoranza immaginavo essere un’open house per andare a visitare ed eventualmente acquistare, quella casa. Mio marito peró, che adora questo tipo di aste/vendite/garage sales e il cui sogno nel cassetto é riuscire a comprare un Picasso originale, pagandolo come una stampa Ikea usata, si é fermato ed é entrato. Ha fatto un giro, ne é uscito impressionato ed é venuto a recuperare noi due, in crisi in garage, per andare a fare un giro nella vita di altri.

Una estate sale, nello specifico, é una vendita organizzata all’interno di una casa, di tutto il suo contenuto, in toto. Voi immaginate di entrare in una casa, dalla quale sono stati tolti solo i documenti strettamente personali, come le bollette, le lettere d’amore o i quaderni di memorie, ma per il resto é tutto lí. 20/30 anni di ricordi e memorie. E tutto ha un pezzo. Dalle spezie nello stipetto in cucina, al ferro da stiro, i cd, i libri, piatti, bicchieri, vasi, mobili, quadri. Tutto. Persino i prodotti cosmetici in bagno, usati a metá. I pacchi di pasta aperti nella dispensa. Il tagliaerba, lo stereo, il tavolo di cristallo della sala da pranzo.

Arrivando abbiamo notato nel vialetto d’ingresso, che c’era una specie di templietto in pietra, con il prezzo. Anche la casetta degli uccelli ce l’aveva. Entrando, i pavimenti di moquette erano stati ricoperti di pellicola trasparente, in modo da non rovinarla e nell’ingresso c’era un grosso tavolo con delle teche su cui avevano sistemato gli oggetti di valore: orologi, collane di perle, anelli di fidanzamento, poi la cassa, dove ovviamente si poteva anche pagare con carta di credito. Per il resto era la tipica casa americana, con la sala da pranzo adiacente alla cucina, tre piani tra basement, main floor e secondo piano con stanze da letto ed era tutto praticamente come lo era sempre stato. Non sembrava una casa disabitata se non per qualche quadro mancante alle pareti. In cucina si poteva scegliere di acquistare serie di piatti, pentole, coltelli, macchine per i waffles o set di tovaglie. In garage c’erano macchine per tagliare l’erba, rastrelli, guanti,biciclette e persino lo spray repellente per gli insetti, incominciato. La dispensa era ancora lí come se gli inquilini dovessero tornare la sera ed organizzare la cena: mais in scatola, pacchi di pasta, caffé e biscotti. Nello studio c’era lo stereo, i cd, i libri di scuola, i tagliacarte, i giochi in scatola. Salendo nelle stanze da letto, gli armadi erano aperti e ci si poteva tuffare tra abiti da sera anni 70, completi da lavoro, una marea di cravatte. La stanza del figlio aveva ancora i poster della Nascar alle pareti e le canotte della squadra di basket appese nell’armadio. Il basement invece era stato stipato con milioni di oggetti natalizi, che qui si sa che il natale é una roba grande, ma questa famiglia doveva aver avuto una passione particolare a valutare dalla quantità di corone, alberi, luci, palline, babbo natale sale/pepe, soldatini Schiaccianoci, tovaglie e set di piatti da dessert.

Ci siamo aggirati per queste stanze per una mezz’oretta buona, prendendo in mano tovaglie di fiandra e asciugamani cifrati. Con questo senso di inadeguatezza, nello star lì a ficcar le mani tra la roba di altri.
Chiedendoci cosa può spingere chiunque a liberarsi di tutta la propria vita, o se non altro della sua parte materiale.
Che poi, girando così in casa d’altri, riesci anche a farti un’idea di che tipo di gente ci vivesse. Probabilmente il marito era medico, a valutare dai libri di anatomia e dal ferma carte marmoreo con la croce di Ippocrate, venduto per 10 dollari. La madre doveva essere una patita di arte orientale e indiana, infatti la casa era piena di vasi con carpe disegnate, Buddha magri, paraventi dorati e parasole di seta. Dovevano anche essere molto cristiani, che io ho contato almeno quindici Gesù di porcellana, sparsi per casa. Il figlio si chiamava Ravi, giocava a basket, amava le auto veloci e i cd di Bryan Adams.

Che cosa li ha spinti a liberarsi di tutto? Erano caduti così in disgrazia da doversi vendere qualsiasi cosa per pagare i creditori? Erano morti in un incidente aereo al largo delle coste del Venezuela e nessun parente voleva prendersi la briga di svuotare la casa? Passavano attraverso un divorzio tremendo, tipo Guerra dei Roses, e nessuno voleva mai più rivedere niente che avesse a che fare con l’altro? I genitori erano semplicemente morti di vecchiaia e Ravi era andato a fare l’asceta in India e voleva liberarsi di tutto?
Prendevo in mano l’argenteria di famiglia e non potevo non pensare: sarà appartenuta ad una persona morta in modo tragico, arrabbiata con la vita o che ha scelto di abbandonare tutte le cose materiali, come San Francesco?

La verità, molto meno romantica, é che qui probabilmente si usa così. Le Estate Sales sono molto più comuni delle tragedie aeree e la gente, costantemente bombardata dalla richiesta di acquisto di qualsiasi cosa, tende ad accumulare una quantità ridicola di oggetti, di cui prima o poi si renderá conto di non aver bisogno e tenderá a sbarazzarsene, a scapito di altri che entro dieci anni saranno nelle loro stesse condizioni. Se poi può trarne un po’ di profitto, ancora meglio.

Per noi é stata un’esperienza surreale. Come la nostra prima garage sales o il nostro primo labirinto nel campo di mais.
Ci siamo portati a casa un vaso cinese, un nutckracker, due quadri orientali con delle cornici in legno e ferro pazzesche, una pirofila grande, un mixer e una vaschetta per fare il bagno ai neonati, a 5 dollari che avrei dovuto assolutamente comprare, entro novembre.

(Qualcuno ha detto neonato? Ebbene si. Ma per ora, gattini.)

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10 thoughts on “Radha-Ramana Hari, Govinda Jaya Jaya.

  1. Sono approdata qui in un modo bizzarro che forse un giorno ti racconterò…in partenza per il Michigan tra due o tre mesi (forse prima) leggere il tuo blog sarà taumaturgico, spero! continuo con la lettura…ciao!

      1. Spero di partire per Gennaio visto che il marito è già oltreoceano…probabilmente sarò da quelle parti a novembre per vedere di trovare casa. Il tuo blog è simpaticissimo, complimenti …e ho già preso appunti! 😉
        Ti terrò al corrente…grazie!

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