Everybody’s gone surfin’, surfin’ USA – part II.

20131014-152646.jpg

DAY EIGHT: Santa Barbara, per arrivarci abbiamo fatto tutta la Pacific Coast Highway, passando da Malibu, dove io ed Erre abbiamo deciso finiremo i nostri giorni da pensionati. La sera altro tramonto stupendo a Butterfly Beach e la prima di una lunga serie di Clam Chowder, sul porto.

DAY NINE: sempre Santa Barbara, da qui arriva il freddo, andata da H&M a comprare l’unica maglia di lana che mi entrasse e che avrei indossato per la settimana successiva. Cittadina incantevole. Su mio suggerimento, siamo andati a visitare la Mission, una delle tante che ci sono sparse su per la California. Abbastanza una delusione, ovviamente, come qualsiasi cosa abbia velleitá di valenza storica negli Usa. Marito che ribadisce: te l’avevo detto.

DAY TEN: Pismo Beach, la spiaggia da sola vale la visita. Enorme, lunghissima, ci sono le foche e i leoni marini e quello che a me sembrano essere dei pellicani, ma forse sono altri uccelli pellicaniformi. Ultimo bagno della vacanza, altro tramonto mozzafiato, cena quasi per caso al Cracked Crab dove, avendoci precedentemente forniti di martelli e strumenti di tortura assortiti, sono arrivati con un secchio pieno di crostacei, patate, pannocchie e hotdogs, che ci hanno versato direttamente sulla tovaglia. Una delle esperienze culinarie piú positive della mia vita. Sará che aprire a martellate il granchio che ti stai per mangiare ha qualcosa di liberatorio o che la qualitá del cibo era davvero eccezionale, ma qualora ci si riproponga mai nella vita l’esperienza di seviziare una gamba di granchio Opilion, non mi tireró certo indietro! Ovviamente il Sauro si é divertito come un matto a smartellare teste di gambero, a colorare sulla tovaglia ed a usare il mega bavagliolone con aragosta disegnata a mo’ di mantello da super eroe!

DAY ELEVEN: sveglia presto immersi nella nebbia, colazione con i pancakes (dei quali non avró mai abbastanza…) partenza per Morro Bay, dove non abbiamo visto i leoni marini (a parte quelli del micro zoo per turisti) ma in compenso c’era un sole pazzesco. Cittadina carina, con il museo dello skatebord, per voi hipster all’ascolto. Poi sempre piú a nord sulla PCH, passati a venerare il tempio del golf di Pebble Beach, che si trova all’interno di un anello naturalistico sulla costa, le 17th Miles, nel quale puoi entrare per 10 $ a macchina. Giocare a golf invece costa cinquecento a persona e devi avere qualche santo in paradiso per trovare un posto prima dei sei mesi di attesa. Tra l’altro quel giorno c’era pure una nebbia che non si vedeva a dieci metri, qualora steste pensando di investirci quelle cinquecento cucuzze… Comunque Erre ha fatto incetta di palline, asciugamanini e un’altra serie di gadgets dagli usi golfistici a me ignoti e poi siamo andati a far pranzo a Carmel. “Ah si, la cittá dove é stato sindaco Clint Eastwood”, tutti paiono conoscerla per quello. A parte Clint, é molto carina, un mix tra un villaggio bavarese, una cittadina in Provenza e Disneyland, tutta gallerie d’arte, negozi natalizi – per i quali il Sauro é impazzito – e agenzie immobiliari che vendono case da sogno sull’oceano. Dopo pranzo, un viaggio nella nebbia e nel latifondo americano, che se non lo si vede non ci si crede, siamo arrivati a Santa Cruz. Nel tratto di strada che abbiamo percorso, per dirvi la vastitá delle piantagioni, si coltiva tra l’altro il 90 % di tutti i carciofi venduti negli Stati Uniti. Ovviamente a lavorarci eran tutti messicani…

DAY TWELVE: Dopo il Labor Day, l’America vacanziera chiude. Il che é un pro perché i prezzi scendono, ma un contro perché chiudono anche le attrazioni. Disneyland, per dirne una, in settimana chiude alle 19. Legoland non apre proprio. Lo stesso vale per il Pier di Santa Cruz, che rimane un gigante adagiato sul mare, con la sua ruota panoramica e le sue montagne russe spente e silenziose immerse nella nebbia del mattino. In compenso é pieno di foche caciarone che ti danno la sveglia all’alba e surfisti attempati che solcano le onde in solitaria. Santa Cruz mi ha dato un po’ l’idea di essere come quelle rockstar che erano fighe negli anni 90, ma adesso han tagliato i capelli e messo la camicia regimental. Poi forse se ci vai in piena estate é diverso. Comunque, dopo aver fatto colazione con i muffin e il cappuccino in una bio bottega nel centro siamo partiti per San Francisco. Prima di arrivarci peró ci siamo fermati all’universitá di Stanford, passando dal Gotha della Silicon Valley: Cupertino, dove si presentava il nuovo iPhone 5s e c, nonché la sede di Facebook, immersa nel verde delle campagne tra le colline e gli allevamenti di cavalli. Sará che io ho un sacco di amici nerd come me, ma di andare a Stanford me l’avevano detto in tanti, quindi io non ho neanche dubitato per un attimo che la cosa potesse non essere fattibile. In effetti, andarci durante la pausa estiva o nei weekend dev’essere piú comune, mentre aggirarvici in un giovedí qualsiasi di metá semestre, é stato bizzarro. Non é un posto pensato per essere visitato, quindi non ci sono cartelli, indicazioni o segnaletica adeguata. Io ho cercato di comprare una felpa allo shop universitario con il solo risultato di perdermi nei meandri della sezione di Scienze Biologiche. Ad un certo punto, visto che il Sauro doveva assolutamente fare la pipí e non mi sembrava il caso di fargliela fare dietro ad un albero nella Mecca delle Scienze, ci siamo intrufolati in un convegno di astrofisici, che facevano la pausa caffé discutendo allegramente di astro-cose e siamo stati guardati come se davvero fossimo dei marziani. Per fortuna noi facciamo gattini. Abbiamo anche pranzato alla Canteen, con dei buonissimi panini biologici dai nomi fenomenali come Life on Mars e Going Home for the Thanksgiving, e chupa chupa al gusto mela caramellata, che non é mai troppo presto per entrare nel mood di Halloween.

DAY THIRTEEN/END: San Francisco. Ci abbiamo speso tre notti fantastiche, e avremmo voluto restarci altre due se solo non ci avessero chiesto una fortuna per spostare il volo, maledetta Delta. Ho adorato tutto, dalle strade in salita e discesa, all’atmosfera europea, ai Chinatown, esattamente come me la ricordavo 25 anni fa, la nebbia che avvolge tutto la mattina, l’oceano che spunta da dietro i palazzi, i concerti all’aperto in Union Square, Uniqlo, la finale di Coppa America, la zona dei musei. Peccato peró che quello di arte moderna avesse appena chiuso, per due anni, facendo sfumare il mio sogno di vedere il famoso Michael Jackson dorato, con scimmia, di Koons (ognuno ha i suoi sogno del cassetto) e che anche il Children Creativity Museum, fosse chiuso per essere rinnovato. La piú grande delusione é stata Alcatraz, che ci avevano consigliato in tanti e avevamo dovuto prenotare con un mese di anticipo e alla fine si é rivelata un’americanata pazzesca, mal tenuta tra l’altro e, cosa peggiore, invasa da queste mosche stupide che ti si posavano a centinaia, addosso, costantemente. A quanto pare siamo stati cosí fortunati da beccare l’infestazione peggiore degli ultimi 15 anni, ma é davvero stata una tortura doversi aggirare tra quei luoghi giá lugubri di sé, incappucciati come talebani. Il Sauro, tra l’altro, noto cuor di leone, che quando vede un ragno microscopico a casa, si mette ad urlare: Mostroooooooo, col peggior falsetto dei Cugini di Campagna, ha avuto il peggior battesimo del fuoco, trovandosi ricoperto da insetti per due ore buone. Peró poi siamo tornati in albergo con il Cable Car, al quale Erre é stato appeso fuori come un pazzo sfidando la gravitá delle strade in discesa e la sera ci siamo rifatti con l’anatra laccata a Chinatown!

Annunci

4 thoughts on “Everybody’s gone surfin’, surfin’ USA – part II.

  1. Io leggo, medito, progetto, prendo appunti e faccio già delle prenotazioni per i prossimi mesi a venire…ma un giorno, solo per essere prontissima, mi dovrai spiegare cosa vuol dire “fare gattini”, non si sa mai che capiti in un raduno di astrofisici prossimamente! Un saluto ancora alsaziano.

    1. Eheh, sostanzialmente vuol dire: non preoccuparti di una cosa finché proprio proprio proprio non devi affrontarla. Il 99% delle volte si risole da sola mentre tu la ignori! E comunque c’è un post apposito che lo spiega bene, uno dei primi, sarà il terzo o il quarto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...