I simply must go. (But baby, it’s cold outside).

20140116-031615.jpg

Eccoci qui. Anno nuovo, vita vecchia. Pochi propositi e subito disattesi, come da programma.

Sopravvissuti al primo Natale negli Usa, lontano da (quasi) tutti, ai pochi regali (per noi grandi, i Sauri son stati viziatissimi comunque), all’ansia da prestazione da Capodanno, all’artiglieria di fuochi artificiali che Erre ha acquistato e fatto esplodere portando a casa tutti gli arti, al pandoro, al torrone e al salame felino importato illegalmente negli States da B1, ma soprattutto sopravvissuti al primo vero Ice Storm della mia vita. Praticamente ha nevicato fitto fitto fitto per 48 ore di fila, accumulando qualcosa come un metro e mezzo di neve in un weekend, con temperature anche gradevoli e paesaggi mozzafiato, salvo poi arrivare la corrente artica da non so dove e surgelare questi enormi blocchi di neve pesantissimi con tutto quello che comporta. Il primo giorno ha fatto -13 e giá a me sembrava un record, nei giorni successivi poi la temperatura é andata sempre più giù, fino ad arrivare a quei meno ventisei, che con il vento gelido erano meno trentotto percepiti.

A meno ventisei succedono delle cose amene che tu non ti aspetti, tipo quando vai a scuotere la tovaglia con la maglietta bagnata e rientri in casa cinque secondi dopo con la maglia ghiacciata, ghiacciano le bolle di sapone, come abbiamo testato io e il Sauro, peccato che dopo un secondo il vento artico le trasporti in un baleno a disciogliesi ai Caraibi, la casa si riempie di candelotti gelati, vere e proprie spade di Damocle, o come Snoopy e la pizza, per fare citazioni piú dotte. Ghiacciano i vetri, dall’interno. Ed é vero che le case americane non sono proprio classe A per quanto riguarda la coibentazione e la mia in particolare ha 20 anni (che equivalgono a 200 per una dimora europea) peró vedere due dita di ghiaccio all’interno dei vetri in cucina fa comunque paura. Quella notte, bando alle mie avversità per il co-sleeping, abbiamo dormito tutti e quattro insieme che avevo paura in un malfunzionamento notturno della caldaia e di trovarmi il Sauro bastoncino Findus al mattino… Come se davvero dormissi 8 ore di fila senza accorgermi di niente, ultimamente. O anche solo quattro, ma questa, purtroppo é un’altra storia. Il riscaldamento, ad aria che quindi scalda velocemente (e con poca efficienza, ma questa é un’altra storia) pompava tutto il giorno ed a malapena si raggiungevano i 18 gradi, su 22 impostati. Il freddo freddo fa paura, almeno a me che non ci sono abituata e soprattutto con un neonato in giro. Il freddo uccide e giá io mi immaginavo scenari apocalittici di noi, senza corrente, chiusi in macchina a cercare un motel che ci desse riparo per la notte. Effettivamente poi é andato tutto bene. A poco a poco l’ondata polare ha proseguito per la sua strada e l’altro giorno che sono uscita con tre gradi e il sole, stavo proprio per togliermi la giacca. Con 10 saro più che pronta a tirar fuori le infradito.

Che poi non é che questi eventi atmosferici estremi ti arrivino tra capo e collo improvvisamente, anzi, nei giorni precedenti si é bombardati da messaggi video, sms e avvisi telefonici che sta per arrivare qualcosa di brutto, “stay home and stay safe”, suggeriscono (state in casa e non fate cazzate, più o meno). Fate incetta di generi alimentari, come se ce ne fosse bisogno e ogni buon americano non avesse nel basement confezioni da 12 di cocacole da due litri, lattine di chili per sfamare un piccolo stato africano e soprattutto cibi pronti solo da mettere nel microonde.

Che qui il microonde é una religione con più seguaci di Scientology. Tutto può essere cotto al microonde. E quando dico tutto non intendo solo le lasagne surgelate e i pop corn. Se compri i broccoli giá lavati per esempio, nelle istruzioni di cottura c’é prima quella al microonde poi ti si spiega come farli bolliti o al vapore. La stessa cosa vale per il risotto, la pasta, le uova, le patatine surgelate, le cotolette di pollo. La prima volta che ho lasciato il Sauro con la baby sitter le ho chiesto di dargli un hot dog per cena (che tra l’altro io ho chiamato almeno un paio di volte wuster, che mi sembrava una plausibilissima parola di uso internazionale, comprensibile agli americani…) e quando le ho chiesto come pensava di scaldarlo, mi ha guardato e detto: al microonde. E come se no?

Annunci

2 thoughts on “I simply must go. (But baby, it’s cold outside).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...