This used to be our playground.

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Quando siamo arrivati qui dall’Italia ero straconvinta che non avremmo avuto nessun problema di socializzazione, soprattutto tramite la scuola del Sauro e le altre famiglie che mandavano i bambini a scuola lì. La realtà invece è stata una doccia fredda: le mamme che incrociavo in classe (non essendoci orari di entrata ed uscita fissi alla pre-school, è raro incontrare qualcuno) a malapena mi salutavano ed erano sempre troppo occupate a parcheggiare i figli con malagrazia nelle mani della maestra per poi correre al lavoro, per socializzare con me. Il che è anche comprensibile, visti i prezzi della pre school, chiunque possa permettersi di non lavorare tiene i bambini a casa, altrimenti un lavoro deve tenerselo stretto e non può certo perder tempo in chiacchiere. Se poi si pensa che il periodo medio (pagato) di pausa maternità per una mamma americana è di sei settimane dopo il parto (prima: niente), non credo che siano molto flessibili sui ritardi al lavoro per frivolezze sociali.
Vero è che essere un po’ simpatiche non ha mai ammazzato nessuno ma ormai ho capito che io e le americane abbiamo un modo di relazionarci diametralmente opposto – per cultura credo, non per carattere – e che è assolutamente normale non rispondere neanche un vaffanculo a un invito di compleanno o sparire nel nulla dopo che si è condiviso un tot di piacevoli serate, confidenze e bicchieri di vino. Non con tutte ovviamente, ma capita, ed é normale. Mi hanno anche detto che con l’inizio del kindergarden, la scuola pubblica, le cose cambiano e gli impegni sociali diventano anche troppi, ma per ora é così.

Premesso ciò, domani il Sauro ha la sua prima play date. Ovvero un pomeriggio in cui i suoi amici del cuore vengono a giocare da noi. Organizzarla, prevenuta com’ero e preparata a non ricevere neanche un cenno di risposta ai miei inviti, è stato più facile del previsto. Le mamme lavoratrici sono state carine e cordiali e soprattutto celeri nel rispondere. E questa volta mi sento anche abbastanza preparata nel gestire la cosa, avendo ormai assimilato alcune regole fondamentali:

Innanzi tutto, bisogna dare un orario di inizio e uno di fine all’invito. E loro lo rispetteranno religiosamente. Io che ero abituata a inviti generici, che si tramutavano in aperitivi e se poi la tiravamo per le lunghe ci facevamo portare una pizza e poi mettevamo i bambini a dormire e restavamo noi grandi a bere birra e dir scemate, ecco no. Il che va anche bene, soprattutto se é la prima volta che incontri qualcuno.

Poi bisogna prevedere il fatto che i bambini americani hanno potenzialmente molti piú “limiti” alimentari rispetto ai nostri. Spesso sono vere e proprie allergie (ancora mi ricordo lo sguardo della prima maestra del Sauro quando ho allungato ad un suo compagno un M&M’s che gli avrebbe causato uno shock anafilattico… ho da dire a mia discolpa che il suddetto bambino mi aveva fissato con occhioni da cucciolo di labrador implorante), le altre volte sono semplicemente abitudini o imposizioni dei genitori. Forse ho giá detto di quando, allungando un succo di frutta ad un amico del Sauro, al suo compleanno, chiedendo preventivamente alla mamma se poteva averlo, mi son sentita rispondere che sto (povero) bambino non aveva bevuto che acqua nei due anni e mezzo precedenti. Ho quindi ritirato umilmente la mano che porgeva il tetrapack incriminato e offerto una bella bottiglietta di acqua di fonte, cospargendomi il capo di cenere. Quindi, onde evitare problemi, adesso ho imparato a chiedere ed a proporre alimenti super base, come frutta o formaggio. Niente zuccheri, niente grassi, niente coloranti. Tegolini e Chinotto delle vostre merende anni di bambini negli anni 80? Neanche a parlarne.

Ultima cosa, che é anche quella che ad una mamma italiana pare la più strana: chiedere se il bambino/a ha fratelli, se non lo si sa per certo, e dire se sono benvenuti o no di partecipare alla cosa. Che da subito, a me sta cosa pareva terribile. La prima volta che ho letto di un evento in biblioteca per bambini sopra i tre anni “senza i fratelli”, mi sono imbestialita. E cosa dovrei farne degli altri figli? Come si permettono questi di dirmi chi é benvenuto o no ad un evento per bambini? Ma alla fine, passata l’indignazione da mamma italica, ho capito che la cosa non solo ha senso ma é anche molto comoda. Quante volte il fratello grande dei tuoi compagni é rimasto in disparte ad annoiarsi mentre i piccoli giocavano alle cose da piccoli? E quante volte il moccioso di turno ha interferito nei giochi dei grandi rovinando tutto il divertimento? Bene, se l’evento é per tutti, te lo dico, ma se i fratelli di età diverse non sono benvenuti, te lo dico allo stesso modo cosí tu vedi di trovargli un’altra sistemazione e é più divertente per tutti. Certo poi se non puoi farne a meno, lo dici ed amici come prima ma, complice anche il fatto che qui i padri sono normalmente più partecipi della gestione della prole, tante volte i fratelli semplicemente non sono benvenuti ed é meglio per tutti.

Pragmatismo ‘mericano! E speriamo che domani sia la prima di tante play dates!

 

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