You were bigger, brighter and whiter than snow.

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Oggi alla Sauro-scuola era il giorno delle fotografie, il Picture Day, evento tipicamente americano e da me, ovviamente amatissimo. Credo che a chiunque sia capitato di vedere in un film o una serie tv americana, dai Simpsons a Footloose, abbia idea di cosa siano quelle foto con il fondale spugnato e i vestiti della festa. Quindi questa mattina, sfidando la neve (ebbene si, ancora), la batteria della mia macchina che ha deciso di morire sul più bello e i capelli del Sauro che si é svegliato come se avesse infilato le dita nella presa, siamo partiti alla volta del Picture Day.

Ho abbottonato camicie, ingellato capelli ribelli, fatto pratica di sorrisi, lavato denti, allacciato scarpe e  persino infilato il Baby Sauro in un’adorabile scomodissima tutina rigata con tanto di colletto. Gli avevo anche messo le scarpe ma sono andate perse tra le bestemmie (mie) e i pianti (suoi) della macchina che non partiva.

Arrivati finalmente a scuola ci hanno mandato nella stanza dove una fotografa faceva avvenire il suo miracolo. Aveva tanto di luci, cavalletti, teli bianchi e tutte quelle robe da professionisti. Prima di noi c’era un compagno del Sauro. Aveva il basco, il panciotto mille bottoni e l’aria di uno che non si stava divertendo per niente. Perché per tanto che io abbia pensato che forse la cravatta fosse un po’ troppo, l’americano non ha ritegno nell’agghindare i bambini per la fotografia scolastica: ho visto con i miei occhi abiti da sposa, pon pon girls, piccoli marines e neonati in giacca di pailettes. Mentre l’altr’anno la foto del Sauro aveva il tipico sfondo marmoreo di tutte le foto americane da annuario da qui agli anni ’60 (questo, per intenderci), quest’anno, forse perché era la sessione primaverile (quella invernale l’avevamo persa per malattia), lo sfondo era un bel boschetto verdeggiante. La cosa più buffa però é che il Sauro é stato adagiato su di un drappo di vellutino verde, un mix tra un prato e una tenda di Via col Vento. Fargli le foto é stato facile, avevamo fatto così tanta pratica di sorrisi che é arrivato lì con una paralisi facciale. Quindi é stato il momento della foto di coppia, Sauro e Baby.

Ovviamente il fratello grande non era per niente entusiasta della cosa e ha collaborato ben poco, soprattutto nella salda presa del fratello onde evitare che rovinasse giù dal finto boschetto. La scaltra fotografa però aveva pensato anche a questo: ha messo un’assistente, coperta dal drappo, a tenere il Baby in modo che non cadesse e allo stesso tempo, così ricoperta, fungesse da collinetta erbosa o roccia muschiosa. La stessa cosa é valsa per le baby foto in solitaria. Il BabySauro é stato adagiato su uno di quei cuscini a C, ma sempre ricoperto dal drappo truffaldino, in modo che sembrasse seduto nel centro di un cratere erboso.

Ha poi usato una serie di accorgimenti che facevano capire avesse più esperienza lei di papa Giovanni, con i marmocchi. Innanzi tutto era dotata di salviette umidificate: nel giro di un nano secondo ha pulito un naso colante e asciugato un rigurgito lattoso. Poi, come fare ad attirare lo sguardo di un neonato che ovviamente avrà non solo l’occhio vacuo di uno che se la stava bellamente dormendo nell’ovetto fino ad un minuto prima ma che oltretutto si ostina a guardare dall’altra? Basta un piumino per la polvere arcobaleno. Se agitato e correlato dei giusti versetti, attirerebbe anche le attenzioni di Brontolo. E soprattutto bisogna avere i riflessi di Ben Johnson, nell’immortalare il preciso secondo in cui entrambi i bambini guardano in camera, sorridono, non si scaccolano, non fanno gli occhi storti o il broncio. Se avete figli, nipoti o bambini preferiti e avete mai provato a fotografarli, sapete di cosa parlo.

E il tutto non é durato più di cinque minuti. Ora bisognerà aspettare due o tre settimane per vederne i risultati. Le aspettative sono già altissime.

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