Did you see the stylish kids in the riot?

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Mentre faccio esercizio in palestra faccio qualsiasi cosa: rispondo alle email, chatto con le amiche (ridendo da sola che mi prendono sempre per pazza e rischio di cadere dal treadmill), leggo il giornale e soprattutto guardo le Kardashan. La junk tv, ammettiamolo, mi dà quello sprint per fare quei cinque minuti in più quando vorrei mollare. Ognuno ha i suoi trend motivazionali, che vi devo dire

Quando nuoto invece, oltre a contare religiosamente le vasche al rovescio, sessantaquattro fino alla fine del miglio, penso alle cose serie. Analizzo me stessa, quello che mi fa stare bene o male, penso a quello che vorrei fare ed a quello che ho fatto, gli obiettivi mancati e quelli da raggiungere. E quelli persi per strada soprattutto. Poi faccio la lista della spesa, penso alle cose da fare settimana. E soprattutto faccio un business plan: ebbene si. Che io ho questa idea in testa, grandiosissima, per quando rientrerò in Italia, questo progetto imprenditoriale pazzesco, che però ha ancora molte lacune, molte cose da decidere e un piano di fattibilità ancora decisamente embrionale. Però, complice lo schifff schaff dell’acqua, l’assenza di gravità e soprattutto di distrazioni, io me lo costruisco, nella mia testa, ogni volta aggiungendone un pezzetto.

leri invece, il karma mi si é rivoltato contro per l’ennesima volta nel recente passato e mi son trovata, vestita da palestra, con le scarpe nuove, un BabySauro imbacuccato, sfamato e pronto solo a dormire per un’oretta, nell’unica vera gloriosa giornata di primavera che abbiamo avuto e avremmo ancora per un po’, ma piantata in casa a causa della macchina che non partiva. Di nuovo. Incazzata come un puma sono uscita di casa e sono andata a correre, con il passeggino e la musica nelle orecchie. Playlist rigorosamente britannica. She Bangs the Drums per iniziare. The past was yours, but the future’s mine. Time for Heroes, che mi fa pensare nessuno usi alla perfezione la parola cherish come Pete Doherty. E com’erano belli quei tempi. E il concerto con B1 all’Hiroshima, forse l’ultimo di una gloriosissima serie insieme. And we’ll die in the class we were born, but that’s a class of our own, my love. To be Someone, che é dei Jam ma io ho sempre creduto, chissà perché fosse degli Who. E questa é davvero una delle canzoni più belle di sempre. E che se mi obbligassero a sentire sono un gruppo per tutto il resto della mia vita, probabilmente, dopo attente elucubrazioni, penso deciderei che sarebbero loro (gli Who dico, non i Jam) e non me ne vogliano i fratelli Gallagher. Ok, probabilmente mi sta arrivando poco ossigeno alla testa. No more taxis now we’ll have to walk. Pictures of You, per riprendere fiato. If only I’d thought of the right words I could have held on to your heart. North Country Boy, per saltellare. I know she makes you cry, I know she makes you laugh. Days are forgotten. Passo davanti alla mia casa preferita, quella con la porta rossa e il Buddha di pietra e i ciclamini in primavera. Call me a cliche. 

Poi parte I am The Resurrection, la mia canzone motivazionale per eccellenza. Quella che mi dà la carica e mi fa sputare sangue e credere davvero che tutta questa fatica porterà in un posto bello. I couldn’t ever bring myself to hate you as I’d like. Amen. (E comunque, oggi non sento le gambe.)

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