Oh, trust issues.

Così mancano sei settimane al nostro rientro definitivo in Italia. Definitivo per ora, dico, che le vie del Signore, si sa, sono infinite. Comunque per ora prendiamo baracca e burattini o meglio un contanier e tanti pezzi di vita e torniamo nel Bel Paese. Ovviamente fino ad ora la cosa é stata affrontata nell’unico metodo possibile: tamponare le emergenze e per tutto il resto, gattini. Tanto più che sabato ce ne andiamo tra Florida e Caraibi per 10 giorni, così per salutare il continente americano. Ultimamente quindi mi trovo a pensare “questo sì che mi mancherà” oppure “questo non mi mancherà per nulla”. E con la prima affermazione intendo principalmente l’efficienza delle strutture pubbliche, il verde verde, la muticulturalità, gli amici, l’assenza di giudizio da parte di chiunque (almeno apparente, ma comunque meglio che essere squadrati da capo a piedi dagli sconosciuti in Italia) e soprattutto Target. Mentre per la seconda, senza alcun dubbio, il clima.

La cosa che più mi mancherà in assoluto sono sicura sarà il Servizio Clienti. Qui il cliente ha sempre ragione, nella misura in cui non viene messo in dubbio, mai, che la sua lamentela possa essere mossa da motivi non nobili. In poche parole il cliente non se ne approfitta e se sta riportando un dito della bottiglia di vino che ha comprato é perché davvero ne ha dovuti bere cinque/quinti per accorgersi che era cattivo. O meglio questo é il presupposto da cui si parte per migliorare la tua esperienza di acquirente. Ovviamente qui esistono per la stragrande maggioranza esercizi commerciali enormi che possono permettersi di farsi fregare un pochino purché tu continui a comprare da loro invece che dal loro concorrente. La stessa cosa non potrebbe probabilmente funzionare per i piccoli esercizi a conduzione privata dove ogni singola bottiglia di vino venduta contribuisce effettivamente al ricavo dello stipendio.

A parte questo però, dare fiducia al cliente funziona esattamente come dare fiducia ad un ragazzo diciottenne, invece che guardarlo a vista e spiare le sue email: ci sarà chi se ne approfitterà, chi farà qualcosa che davvero non deve fare ma soprattutto ci sarà chi si sentirà inorgoglito e si comporterà come di deve in modo da non perdere la fiducia acquisita. Per i clienti é lo stesso: io parto dal presupposto che tu non mi freghi e che sei in buona fede, e tu di conseguenza non avrai nessun motivo per volermi fregare.

L’altro giorno ad esempio sono andata da Target appunto a comprare dei regali per  i bimbi di un’amica che avrei visto a Toronto. Come succede sempre in quel negozio (qui una lista dettagliata di quello che succede ad ogni donna da Target, sempre ), sono entrata per comprare due cose e sono uscita con tre borse. O meglio due perché una, non so se per distrazione mia o del cassiere, é rimasta lì. Quando sono arrivata a casa mi sono accorta che mancava qualcosa, ho appuntato sullo scontrino quello che mi ero persa ed ho chiamato il negozio. Mi han fatto parlare con il cassiere, che é stato facilmente reperibile perché uguale uguale ad André Leon Talley, senza la cappa e lui mi ha detto che la borsa non c’era (probabilmente presa dalla signora dopo di me, per cui il discorso sulla fiducia agli adolescenti non calzava un granché…) ma di passare in negozio appena potevo che avremmo visto come fare.

Il giorno dopo mi son presentata con i due Sauri al Servizio Clienti (ci sarebbe un altro capitolo da scrivere sul perché mai mai entrare da Target con i bambini pena il prosciugamento del plafond della carta o in alternativa sceneggiati napoletani alla cassa – ma non potevo proprio far diversamente visto che saremmo partiti per il Canada subito dopo) ed ho spiegato il mio problema mostrando il mio scontrino nel quale avevo segnato le cose che mi mancavano: tre magliette, un pacco di Lego Mixels e quattro yogurt. Mi han detto di andare a riprendere le cose che mi mancavano e tornare alla cassa e così abbiamo fatto e ci hanno ridato tutto, gratis.

Avrei potuto dire che mi mancavano 24 dollari di latte in polvere, per dire, che stavano sullo stesso scontrino e me lo avrebbero ridato senza problemi e invece proprio per questa questione del tu ti fidi di me e io non ne approfitto, ho riportato a casa solo ed esattamente il mancante. Che era quello che volevo alla fine.

(Piú uno zaino si Spiderman, una maglietta dei Minion, due confezioni di salsa di mele e un pacco di Oreo ai lamponi… ma questa é un’altra storia!)

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9 thoughts on “Oh, trust issues.

  1. Anche io a breve tornero’ in Italia (anche se per pochi mesi) e mi viene gia’ male… una delle cose che detesto veramente e’ proprio il fatto che tutti diano per scontato che cerchi di fregarli. Mi fa diventare isterica. A volte te lo dicono anche in faccia!

    Bel blog, iniziero’ a seguirti volentieri 🙂

    1. Eheh, dai che se è per pochi mesi puoi tenere duro al dolce ricordo della correttezza degli inglesi! E comunque alla fine a Venezia ci saranno più americani che veneti! 🙂

  2. Sulla fiducia degli statunitensi e la loro religione del consumatore ho avuto la prova definitiva da Walmart: comprato una scopa per pavimenti, ci ho pulito una intera residenza e gliel’ho resa due giorni dopo. L’hanno ripresa, senza batter ciglio.

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