I don’t care what they’re going to say. Let the storm rage on.

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Ieri sono andata al supermercato con la mia maglietta preferita, quella che però mi fa la pancia. Nonostante tutto la metto perché mi piace il colore, il materiale, il taglio e soprattutto l’illustrazione. Non che sia una maglietta particolarmente impietosa, intendiamoci, la verità é che io la pancia ce l’ho eccome e quella non é una maglietta magica. Ed é pure vero che ho partorito da “poco” ma comunque questi otto mesi di bagordi, barbecue, confort food e birrette celebrative (anche solo per essere arrivata vive a fine giornata), non hanno aiutato.

Comunque ero nel parcheggio, e pensavo alle cose che mi mancheranno del Michigan, oltre all’hummus e al guacamole nel banco del fresco, dico, e di sicuro portare con leggerezza la mia maglietta che mi fa la pancia sarà una di quelle. In generale la sensazione di essere accettati per quello che si é, di non essere giudicati. L’ossessione per la forma fisica esiste negli Stati Uniti, sicuramente meno in provincia che nelle grandi città come Los Angeles per dire (e Detroit non é Los Angeles, questo si sa) ma comunque uno degli scogli tra i ricchi ed i poveri é lo stato del fisico. Qui, al contrario dell’Africa, più sei benestante più sei snello, atletico, aitante, più sei povero più sei obeso, molliccio e informe ma comunque non sei tacciabile di giudizio. Ovviamente parlo del giudizio espresso a parole (o ad occhiate o a status truffaldini su facebook, per dire), che alla fine é l’unico che ci fa male davvero. O se non ci fa male perché abbiamo un’autostima alta (o un interlocutore talmente cretino da riuscire a non dargli peso), dobbiamo pur sempre prenderci il mal di pancia di rispondergli.

In Italia se siete fortunate ve la caverete con un’occhiata d’intesa e un successivo vostro strabuzzamento degli occhi come a dire: ma sei scemo? Poi ci sarà anche chi arriva in quarta: ‘Congratulazioni, non sapevo! Allora fate il terzo?’ E se siete particolarmente sfortunate potreste anche trovarvi a rispondere a domande da inquisizione spagnola tipo: ‘ma come li mantenete?’ (true story)

Allora, cari italiani (o dovrei dire italiane…), partendo dal presupposto che per statistica ci sono più donne grasse che donne incinte, più pance da amatriciana che da gioia della vita e che, tra l’altro, le loro pance non si assomigliano per nulla, pensateci due volte prima di accarezzare gli stomachi altrui con sguardo complice. Qui giusto a 15 giorni dal parto, quando era evidente anche ai ciechi che fossi incinta (o avessi donato il mio corpo alla scienza come incubatrice di cocomeri) qualcuno ha osato farmi le congratulazioni. In Italia le ricevevo mensilmente… Dopo il matrimonio poi son stata più ingiustamente congratulata io che Obama il giorno dopo l’elezione presidenziale. Lasciate in pace le mie maniglie dell’amore e non preoccupatevi dei miei rotondeggiamenti, che anche decidessi di fare il terzo (il quarto o il quinto) non vi chiederei comunque di comprargli i pannolini.

Lasciatevi essere, non fatevi ingannare dall’idea galoppante che chi ha la pancia piatta é più meritevole di chi ha i rotoloni. Grasso é diventato un insulto pari a cretino, e non solo alle elementari. Leggete un libro in più quest’estate e non quello sulla Dukan. Non fatevi convincere che Jessica Simpson abbia imparato la differenza tra il tonno e il pollo, solo perché a perso i chili della gravidanza. E soprattutto non parlate di cose che non sapete, prendete esempio dagli americani, parlate del tempo. Dopotutto, a quanto ho sentito, ne avete da dire in questa metereologicamente tremenda estate Italiana.

 

 

 

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11 thoughts on “I don’t care what they’re going to say. Let the storm rage on.

  1. Mi capitò, in Italia, che mi lasciassero il posto in funicolare perché indossavo un abito stile impero. Ovviamente mi sedetti ringraziando, anche se avevo 23 anni e ora della mia prima gravidanza ne sarebbero passati altri 10 😉

      1. Ahah, successe anche a me con un vestito stile impero, all’uscita dal ristorante. Avevo 20 anni e prima che me lo spiegassero (beata innocenza), pensai fossero gli auguri di buona pasqua 😀

  2. E’ verissimo, io e mio marito veniamo da una delle citta’ piu’ fighette del Nord Italia, dove non puoi andare a fare la spesa in tuta ne’ a prendere un aperitivo vestito come eri al lavoro, sia mai…per cui trovo che sia bellissimo potersi vestire come ci pare senza attirare sguardi di disapprovazione! Qui in Ohio mi vesto bene e mi trucco se ho voglia, altrimenti no, e nessuno lo nota. Anzi, spesso basta che abbia un solo accessorio italiano, siano gli orecchini da 10 euro o una maglietta dell’Oviesse, per ricevere complimenti sulla mia eleganza!!

  3. Non solo chi bada agli affari suoi campa 100 anni… ma anche chi non mette in imbarazzo il prossimo! 🙂
    Anche qui nessuno di guarda male se non sei vestito o pettinato al top.

    P.S.
    A tre mesi dal matrimonio gia’ mi chiedevano “a quando un figlio”? 🙂

    1. Che poi per tante cose a me la schiettezza e l’apertura italiane non dispiacciono. Ma dietro la gravidanza in particolare sarebbe sempre meglio pensarci due volte prima di ficcare il naso…

      1. Anche io fui fregata da un abito stile impero e dalla panza da alcolici! 🙂

        Ma come dici tu: potrei anche non poterne avere e tutti a mettere il dito nella piaga… mah! 🙂

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