I am the worst thing since Elvis Presley.

IMG_0118 Rieccomi. Dopo più di sei settimane e almeno il doppio dei post in bozza. Che poi ho deciso di non pubblicare perché sull’onda dell’emozione da rientro avrei detto cose vere solo in parte. Riassumendo, sono tornata in Italia mentre sul web impazzava l’ice bucket challenge (qui il migliore IMOO) e io stessa ho fatto parecchie docce gelate, figurate o meno. Il ritorno da un paese che fa dell’efficenza, la cortesia, il senso civico, la pulizia e il rispetto per tutti, la sua bandiera é stato più duro del previsto. Una serie di imprevisti poi hanno reso le cose ancora un pochino più difficili, però adesso ci stiamo finalmente assestando e riabituando alla vita italiana. Vero é, che come si dice, once an american always an american… Ecco le cose, nel bene e nel male, che mi sono portata dietro from the Usa:

  • Il terrore per i germi. Che, prima, pensavo fosse una roba un po’ da pazzi, poi però ho sperimentato sulla mia pelle che i miei figli si ammalavano di meno se avevamo certe accortezze. E ammetto di essermi fatta prendere un po’ la mano: ho un gel igienizzante per mani in ogni borsa da usare dopo ogni gita al parchetto, supermercato o luogo pubblico dove i Saurini abbiano ficcato le loro manine. Pulisco il carrello prima di metterci dentro il Baby Sauro, soprattutto il manico che lui ama tanto ciucciare e ho anche comprato un copri-carrello (negli Usa ci sono le salviettine igienizzanti vicino ai carrelli, sempre). Fazzoletti rigorosamente kleenex da usare solo una volta e da non mischiare tra i componenti della famiglia (si fa quel che si può, ovvio…). E soprattutto lavarsi le mani, sempre e comunque. Ecco l’ho detto. Io e la mia (nuova) ossessione. Però funziona, ve lo garantisco. E comunque bisogna aggiungere che io per evitare di passare ulteriori notti insonni con bambini raffreddati, vista la media delle ore dormite in questi ultimi dieci mesi, farei praticamente qualsiasi tipo di stregoneria.
  • Le confezioni GRANDI. In primis il latte fresco, che io non so come facevo a vivere prima con queste confezioncine da un litro che a casa mia sparisce in meno di un giorno, e il Baby Sauro beve ancora la formula. E sono sicura che tante mamme italiane sono nella mia posizione: facciamo una petizione e importiamo il gallone, vi prego. La stessa cosa per le salviette da bambini; confezione da 52?!? Ma scherziamo? Ridatemi le mie 1445 salviette da comprare una volta all’anno! Carta igienica, Scottex, pasta, pummarola, voglio comprarle una volta al mese e non pensarci più.
  • L’inesistenza della stagionalità. Sulla mia lista della spesa americana c’erano sempre avocado e lamponi, per dire. Qui i frutti di bosco a novembre non si trovano, perdindirindina. Voglio trovare il cocco tutto l’anno e i lychees non solo a Natale a 95 euro all’etto.
  • Chiedere sapendo di essere aiutata. Dai call centre alle commesse nei negozi, in America, tutti erano lì per far si che la mia esperienza fosse la migliore mai provata. E ci credevano davvero. Anche se erano una lavoratrice part-time in un supermercato di un km quadrato e quasi sicuramente non mi avrebbero mai più vista. Anche se chiamavo arrabbiata per lamentarmi. In Italia no. Proprio proprio no. Qui ci si rimbalzano le colpe, si staccano i telefoni per non dare risposte scomode, si fanno spallucce o il proprio lavoro sbuffando. Uno dei primi giorni che siamo tornati, non avevo ancor troppa dimestichezza con il supermercato ed ho chiesto ad una ragazza che lavorava lì (stava mettendo a posto i deodoranti tra l’altro, non al banco della carne) dove fossero i cotton fioc. Lei si é girata, mi ha guardato e mi ha detto: “Eh, bella domanda.” Poi si é rigirata ed ha continuato con il suo lavoro. Credo di aver richiuso la bocca solo mezz’ora dopo.
  • I miei diritti di acquirente. Giusto o sbagliato, negli Usa il consumatore finale é sacro e può avanzare qualunque pretesa (non sempre assecondata é ovvio, ma può provarci). Quindi sono diventata quel cliente che nessuno in Italia vorrebbe avere: “questa copia del libro in offerta ha la prima pagina piegata, mi fa un altro sconto?” “Lo so che é già in offerta, ma ne sto comprando tre pezzi! Può farmi qualcosina in meno?” “Mi serve per oggi, altrimenti no grazie.” “Posso parlare con il responsabile?” Ecco, se mi vedete entrare siete liberissimi di trattarmi come Hugh Grant con il cliente rompiscatole in Notthing Hill.
  • Non ti piace? Riportalo! E diosolosa se non ci ho provato. Ho ricevuto indietro un buono, da usare solo in quel negozio. Nei giorni dispari. Tra le tre e le cinque. Ma non vale quando piove.
  • Professionalità innanzi tutto. Che tu sia un venditore di telefonini, una maestra d’asilo, un tecnico del gas o un impiegato di un call center appaltato in Albania, io devo potermi fidare di quello che mi dici. Perché é il tuo mestiere e non il mio. Perché sei tu quello incaricato di occupartene e di sicuro c’è tanta gente là fuori che sa quello che tu non sai e meriterebbe il tuo posto. E in America é così quasi al 100%. Quindi, dopo essermi scontrata con un paio di situazioni Italiane al limite del Fantozziano io cui davvero mi chiedevo perché quel particolare esercizio/servizio/impiegato fosse ancora lì, ho deciso che l’unico mezzo che ho io in quanto consumatore per contrastare la poca professionalità é quello di non avvalermi dei servizi che non ritengo degni. (Infatti l’altro giorno ho fatto 5o chilometri per andare in libreria…)

 

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9 thoughts on “I am the worst thing since Elvis Presley.

  1. Capisco pienamente, io sono messicana ed essendo i vicini del sud degli USA (certo con le nostre differenze) abbiamo molte abitudini in comune oltre alle grandi confezioni dei grandi supermercati c’è il servizio al cliente che non mette giù quando cominci a lamentarti, il rispetto per la fila, i prodotti di tutte le stagioni di tutto il mondo, l’orario continuato, la disinfezione e tutte queste abitudini riguardo ai germi che qui con la bandiera di “così si fa gli anticorpi” vivo un un incubo di nasi collanti. Le cose sono già cambiate da quando sono arrivata 9 anni fa, ma al meno ho imparato che le confezioni grandi di cibo non le prendo perché vanno a male subito (ci saranno meno sostanze per conservarle) e ormai mi sono abituata a passare al supermercato al meno 2 volte a settimana a prendere il latte fresco, ovviamente. Buon rientro!

    1. Nydia, che bello il Messico! Mio marito andava spesso a Puebla ed avevamo anche meditato l’expat lì… c’era anche la scuola internazionale! Magari prima o poi!
      Cmq si, hai ragione su tutto. E poi bisognerebbe aprire un capitolo sui bambini con il piumino e il cappello a fine settembre. E sul mitico Colpo d’Aria, che esiste solo in Italia!

  2. Coincidenzialmente ho scritto un post su come sono diventata fanatica del customer service ieri, che voleva essere ironico… pero’ alla fine e’cosi, tornare in Italia e trovare tantissima strafottenza in quest’ambito mi fa male al fegato. Soprattutto il principio del “il cliente cerchera’ di fregarmi, devo essere piu’ veloce a fare lo stesso”!

    1. Sai che il post non l’ho trovato. Me lo linki? Cmq tu adesso stai anche nella città che forse di più, insieme a firenze, si prende gioco dei turisti. Non sai quanti americani mi hanno raccontato di caffé a 10 euro in piazza san Marco, per la famosa politica “tanto questi non li rivediamo mai più”? Scandaloso…

  3. ahia. patirò tantissimo pure io Ale. 😦
    Noi tra l’altro siamo ancora sul non si sa nulla e mancano poco più di due mesi: ho l’ansia alle stelle. I love Costumer service here. So much.
    Anche io ci pensavo: ho mangiato angurie buonissime a dicembre in gravidanza……ora come posso vivere in un paese che non mi da l’anguria quando voglio?

    1. Anche per noi é successo tutto velocissimamente. Certo sará un trauma per tantissime cose, doveste tornare, ma con un bimbo piccolo la famiglia é davvero un bonus. Baratta l’anguria per i nonni, ed é un win win! 🙂

  4. Ecco… tra due mesi rientrero in Italia anch’io dopo un espatrio di 2 anni, con marito e bimbo di 7 mesi nato qui in Michigan (eh, giá, anch’io Michigander d’adozione. Conferma del rientro appena ricevuta, quindi ancora tutto da organizzare e preparare… e voglia zero, sia di affrontare lo “sbattimento” in se, sia di lasciare persone e amicizie fantastiche conosciute qui, l’abitudine a efficienza, cortesia e senso civico, e la mia vita americana da Italian teacher / ESL student / mamma etc. Voglia zero di tornare nella mia casetta della provincia milanese e di dover ricominciare ancora tutto da capo…ricerca del lavoro inclusa.
    Ditemi che poi si sopravvive 😉

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